“Lo dice la scienza” non vuol dire assolutamente nulla

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Scrivo quest’articolo in merito ad un certo tipo di giornalismo che, online, spamma ogni opinione personale, ogni più piccolo studio  fatto da minuscola un’università sperduta nel Texas, come la nuova teoria della relatività, con l’intento spesso malcelato di fare clickbait.

La scienza non dice nulla

Partiamo con il concetto stesso di scienza… cos’è? Molto semplice, non è né una cosa, né una persona che può “dire qualcosa” ma è bensì un metodo d’indagine, un procedimento che può essere applicato in vari campi e situazioni (ma che non è ugualmente efficace in tutti).

Il metodo scientifico si propone diverse tappe da seguire per essere certi che i propri pregiudizi e la percentuale d’errore da essi derivati siano ridotti al minimo.

  • Osservazione
  • Ipotesi
  • Esperimenti
  • Conclusioni
  • Replicazioni

Una volta che si è osservato un dato fenomeno quindi, si fanno teorie che lo spiegano, si creano esperimenti per dimostrare o per sfatare quelle teorie, si traggono conclusioni dagli esperimenti e poi si passano i risultati ad altri che cercheranno di replicare l’esperimento per verificare che non ci siamo inventati tutto o che non abbiamo sbagliato (quest’ultimo passaggio, spesso dimenticato, è estremamente importante). Se uno solo di questi passaggi fallisce, replicazioni comprese, si ricomincia da capo.

Non tutte le scienze sono uguali

Tasto dolente, con tutto il rispetto per le scienze umane (io stesso sono un appassionato di psicologia) che hanno comunque un importanza accademica e sociale enorme che spesso viene sottovalutata,viene da sé che per la natura stessa di alcune discipline il metodo scientifico non funzioni necessariamente altrettanto bene con esse come per, ad esempio, la fisica.

Vuoi perché magari ci sono più pregiudizi dato che sono spesso discipline che toccano il vivo del dibattito sociale, pensate all’innumerevole quantità di studi che in questi anni toccano questioni quali l’identità di genere e dove, sia nella destra che nella sinistra, c’è un interesse politico ad avere molti studi a proprio supporto, sicuramente più di quanto ce ne siano su una pubblicazione d’astrofisica sulle macchie solari. Vuoi perché spesso gli studi di questo tipo si basano su metodi d’indagine statistici usando questionari e in questi casi anche il solo modo in cui è posta la domanda può far variare i risultati enormemente, senza contare che i risultati possono venire interpretati in modo creativo.

Uno studio non basta

Come detto prima, una delle parti più importanti nel processo scientifico e la replicazione dei risultati. Un singolo studio infatti potrebbe essere errato, le conclusioni potrebbero esserlo o, anche se si spera di no, potrebbe essere semplicemente inventato.

Secondo uno studio di Nature (che è molto interessante e vi linko per chi masticasse l’inglese), diverse piattaforme di pubblicazione non badano alla qualità degli studi pubblicati ma mantengono bensì una politica “predatoria”, basata sul pubblicare articoli anche senza verifiche in cambio di soldi.

Addirittura i giornalisti di Nature hanno creato dal nulla il falso profilo di una scienziata, tale Szust, in polacco “frode”, aggiungendole pubblicazioni altrettanto fasulle un falso sito web e mandando poi il suo curriculum a diverse testate di pubblicazione scientifica e, sorpresa, non poche hanno risposto positivamente, magari dicendo che avrebbero pubblicato (senza fare ulteriori domande) dietro pagamento. Lo stesso studio dichiara che questo tipo di giornalismo predatorio nel tempo potrebbe minare la credibilità della comunità scientifica tutta.

Ciò avviene probabilmente anche per l’altissima competizione interna dei mondi accademici che spinge gli autori a pubblicare tanto e spesso, soprattutto contenuti che possano essere “popolari” in una determinata comunità. Ed è proprio per questo che la replicazione di un esperimento è importante e che, ancora più importante, è la capacità di distinguere fra una teoria e un fatto, fra la dichiarazione di un esperto e una dimostrazione di un esperto (la prima potrà anche essere autorevole, ma non è scienza) e la differenza fra un vero esperto e qualcuno che viene considerato tale solo perché ha molte pubblicazioni fatte su testate non autorevoli.

Cosa fare?

Non è un problema semplice a cui quindi posso dare risposte semplici, purtroppo. Il fatto che esistano studi faziosi, spesso rimpallati da testate giornalistiche italiane anche autorevoli che, per fare clickbait, mettono un bel “Lo dice la scienza” nel titolo non è una cosa che si possa liquidare con due battute e buone intenzioni, è un problema serio i cui effetti li vediamo nel profondo clima antiscientifico che pian piano inizia a pervadere e divorare la nostra società e di cui, credo, questo tipo di giornalismo dovrebbe assumersi almeno una parte di responsabilità.

Come nella storia di “Al lupo! Al lupo!” vi è un tipo sia di giornalismo, sia di piattaforme di pubblicazione accademica infatti, che prima cita la scienza a sproposito, mentendo di fatto al proprio pubblico in cambio di un po’ di visibilità… poi quando dopo una, due, cinque volte che la gente che sente queste e smette di credere alla scienza tutta (cosa che è completamente sbagliata, perché il metodo scientifico, quello vero, esiste e ad esso dobbiamo buona parte del nostro benessere attuale) se ne lamentano.

Tutto ciò perché a lungo andare questo nominare la scienza a caso le fa perdere di credibilità al grande pubblico, quel tipo di pubblico che non intendendosene si rapporta alla Scienza solo attraverso ciò che legge e sente sui media e, se non può credere ad essi, non crederà più a nessuno. Se non posso infatti credere ai giornali che fanno titoli ridicoli come: “l’amicizia fra uomo e donna non esiste: lo dice la scienza” come posso crederle quando mi dicono che i vaccini fanno bene? (Ovviamente un esempio estremo, ma spero esprima bene il concetto.)

A questo punto tutto ciò che ci resta da fare è sviluppare un buon occhio per questi titoli e sfruttare così quello che è il vero potere del lettore, ovvero il poter scegliere cosa leggere. Se tutti noi smettiamo di dare attenzione a chi attenzione non ne merita forse, laddove ha fallito l’etica (se ancora ne esiste oramai), saranno i soldi degli sponsor che se ne vanno a far cambiare idea ad alcuni editori, quelli almeno, non mentono mai.

 

2 pensieri riguardo ““Lo dice la scienza” non vuol dire assolutamente nulla

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