Ma sono l’unico che si ricorda che l’Italia è ancora in guerra in Afghanistan?

Afghan National Army takes charge at Observation Post Mace

Ok, dopo gli articoli più leggeri degli ultimi due giorni torno a farne uno un po’ più impegnato.

Premessa: quest’articolo non sarà un opinione tanto sulla guerra in sé, ma sul fatto secondo me stranissimo che, semplicemente, non se ne parli.

La guerra

Come tutti sapete è iniziata sotto il governo Bush nel 2001 (la guerra continua quindi da diciassette anni) da parte di USA e UK a seguito dell’attentato delle torri gemelle;  il fine della guerra era di tenere basso il costo del petrolio ed evitare l’avvicinamento del medio-oriente alle influenze Russe portare la pace e la democrazia nel paese sconfiggendo il terrorismo.

I risultati di questi diciassette anni sono sostanzialmente un mare di civili morti, feriti e mutilati, soldati anch’essi morti e feriti, una marea di migranti (forse non li stiamo aiutando a casa loro nel modo migliore dopotutto). Oltre a ciò un paese distrutto, ancora profondamente instabile, con un economia a pezzi e da cui proviene gran parte dell’oppio mondiale (da cui si ricava la maggior parte dell’eroina mondiale).

Oltre a tutto ciò ovviamente anche una pessima figura degli Stati Uniti, la prima potenza militare del mondo che per la seconda volta nella sua storia dimostra di non saper tenere testa a dei gruppi di contadini.

In Italia

Bene a questo punto ci aspetteremmo tutti che questa guerra sia al centro del dibattito pubblico no? Specialmente in un paese come il nostro che è sempre, costantemente sotto elezioni. Questo perché questo è esattamente il tipo di tema su cui un qualsiasi politico di un qualsiasi schieramento potrebbe lamentarsi all’infinito.

C’è la questione dello spreco di soldi di cui ad esempio potremmo parlare, abbiamo speso miliardi per sostenere uno sforzo bellico, quello americano, che non ci ha portato alcun vantaggio e ce li fa spendere ancora, anche adesso mentre scrivo. C’è la questione umanitaria dei civili uccisi e dei nostri militari uccisi. C’è la questione dei migranti molti dei quali sono proprio profughi di guerra Afghani. C’è la questione della droga, l’eroina, e gran parte di quella che gira nelle strade italiane ed europee viene proprio da là, dall’Afghanistan dove prima del 2001 nemmeno si coltivava (la coltivazione è iniziata quando i talebani hanno avuto bisogno di fondi per la guerra).

C’è infine anche una questione più sottile che però avrebbe potuto solleticare le corde del governo attuale, ovvero il fatto del sostanziale abbandono dello sforzo bellico da parte di altri paesi europei come Francia nel 2012 e il fatto che l’Italia sia, dopo gli USA, una delle nazioni più presenti sul territorio, e quindi più caricate in termini di costi economici e umani, dell’intero conflitto.

Eppure tutto questo evidentemente non basta ad aprire il discorso perché, mi sembra, a nessuno frega niente.

Perché è importante parlarne

Allora, io sono personalmente contrario alla guerra ma come già detto, non è articolo tanto sulla guerra in sé, tanto su quello che mi sembra stia diventando il dibattito pubblico in questo paese. Sia che siate pro, contro o indecisi, questa è una situazione estremamente importante sotto una tonnellata di punti di vista, punti di vista che sarebbe bene mettere un po’ in discussione.

Perché non parlare dell’imperialismo USA e delle conseguenze di questo sulla stabilità mondiale, del terrorismo, della differenza fra attacco e legittima difesa, dei costi, dei benefici, delle conseguenze, del giusto o dello sbagliato.

Perché non parlare magari del fatto che i presidenti degli Stati Uniti, in campagna elettorale si dicano continuamente contrari, Trump lo era ad esempio e Obama lo fu addirittura due volte, in entrambe le sue campagne, ma che poi arrivati al potere questo essere contrari sparisca e che si rimangino sempre le parole.

Perché non parlare di come in un clima così antimigratorio e di “aiutiamoli a casa loro” stiamo sostanzialmente creando noi, in primis, profughi di guerra.

Questo dell’Afghanistan potrebbe essere ad esempio uno di quei temi su cui la sinistra italiana, quella sinistra che non fa opposizione e che sembra scomparsa nel nulla, potrebbe tornare a farsi sentire, a dire la sua, magari riunita da una battaglia comune.

Potrebbe essere una battaglia di destra perché no? Contro gli sprechi dello stato, dei lobbisti americani, delle vite dei soldati italiani uccisi mentre la Francia se ne lava le mani, ma, di nuovo, silenzio.

Perché non si parla di quanto diritto possa avere uno stato d’imporre una forma di governo e quindi di cultura ad un altro, sia pure la forma democratica? Perché non parlare del senso di continuare una guerra che, dopo diciassette anni, non ha portato risultati? Perché non parlare della moltitudine abnorme di civili uccisi nel conflitto? Perché non parlare dei legami fra queste “morti collaterali” e il terrorismo islamico di questi ultimi anni (perché, spoiler, i fratelli e i figli di quei civili uccisi dubito passino le serate abbracciati ad una copertina a stelle e strisce… o tricolore).

Perché non parlare dell’ipocrisia di continuare a chiamare le guerre missioni di pace, o di far credere che tutto il conflitto si porti avanti per buon cuore? (Perché si, gli Stati Uniti sono famosi per non agire mai seguendo secondi fini economici e giochi di potere).

Ripeto, io sono contrario, l’ho detto e credo si sia letto fra le righe, ma sono anche aperto alla discussione, sono aperto ad opinioni contrastanti o ad opinioni in generale che, però, non sembrano esistere.

E il problema del dibattito è proprio questo, proprio qui. Davvero vogliamo essere i cittadini di quella nazione che s’indigna e discute per quasi due settimane di una bottiglietta d’acqua ad otto euro e che non parla di una guerra dove sono già morti oltre tremila italiani e oltre centomila civili? È davvero così miserabile quello che è diventato il dibattito pubblico in Italia? Che ne è stato dell’apparato di diffusione d’informazione e di opinion leading?

Non lo so… io spero sinceramente sia solo una parentesi quella che sta vivendo l’informazione in Italia in generale che mi sembra sempre più fagocitata da un sistema social in cui la discussione è monopolizzata da eventi estremamente semplici e ridicoli (vedasi appunto, acqua Evian della Ferragni) perché discutere su argomenti più complicati è, per l’appunto, difficile e servono dati e ricerche e non basta sparare la prima cosa che passa per la testa. Io spero che questa situazione faccia un’inversione di marcia ma, sinceramente, ho il timore che invece questo iper-concentrarsi sulla futilità ignorando le questioni importanti andrà sempre peggio.

Lascio a voi eventuali opinioni e commenti così almeno, forse, qualcuno ne discuterà.

P.S. Attenti quando fate benzina che se il vostro serbatoio è capiente e fate il pieno gli USA potrebbero decidere che avete bisogno di democrazia.

 

Un pensiero riguardo “Ma sono l’unico che si ricorda che l’Italia è ancora in guerra in Afghanistan?

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