L’Italia e quella cultura del condono che, alla fine, presenterà il conto

gray concrete building

Se siete stati su internet negli ultimi due giorni, “condono” è probabilmente la parola che avete visto di più, forse perfino più degli insulti alle madri altrui e delle foto dei gattini in posizioni strane.

Per chi fosse stato su Marte invece faccio un brevissimo riassunto dei tre temi del condono di cui si parla ultimamente: quello edilizio per il centro-sud, quello economico per niente ipocritamente chiamato “pace fiscale” e quello che tocca personalmente il vice-premier Luigi di Maio e in particolare la casa di suo padre e in cui il politico è cresciuto (abusivamente costruita nel 1966 e poi sanata).

Il condono fiscale

Partiamo da quella che secondo me è la questione più semplice (e che semplice comunque non è) ovvero quella del condono fiscale.

Allora… è una questione comunque complessa in cui credo tutte le campane abbiano almeno qualche punto a proprio favore. Da una parte c’è chi sostiene che la pressione fiscale italiana sia, in alcuni casi, tanto alta da “costringere” le persone ad evadere almeno una parte di tasse e che, quindi, il condono sia giusto. Dall’altra c’è che pensa che sia meglio un uovo oggi che una gallina domani e che, quindi, prendere una parte di quelle tasse subito sia meglio che il “forse recuperarle” chissà quando e pensa quindi che il condono sia un male necessario e dall’altra c’è chi dice che se la pressione fiscale è alta è proprio per colpa di chi evade e che il premiarli o comunque rinunciare a punirli sia di per sé ingiusto.

Sta di fatto che questo decreto fortemente voluto dalla Lega non è certo il primo nella storia italiana e, probabilmente non sarà l’ultimo, sta di fatto che è una questione più complicata della fede politica e di cui vedremo gli effetti nei prossimi anni. (Sta anche di fatto che a me questa cosa sa tanto di mancetta elettorale ma il commento vero e proprio lo farò alla fine dell’articolo).

Il condono edilizio

Veniamo a quella che, se possibile, è una questione ancora più complicata, ovvero  quella del condono edilizio (quello generico intendo, questa volta non sarà trattata la questione personale del padre di Di Maio principalmente perché penso che, al netto dei tabloid e delle accuse d’ipocrisia sui social, la questione non sia poi così rilevante).

Forse è un pregiudizio dovuto al fatto che sono un polentone del nord e al fatto che i media diano una certe percezione del sud. Ma la mia impressione è che sostanzialmente l’abuso edilizio sia il modo principale con cui sono costruite le case nel mezzogiorno con grande guadagno delle mafie, enormi costi per la collettività ed ancora più colossali rischi per la popolazione.

Sì, rischi, perché la questione del condono edilizio, a differenza di quello fiscale, non è una mera questione economica, ma anche e soprattutto di sicurezza in aree spesso a rischio terremoti o, addirittura e vedesi il caso di Napoli, di eruzione vulcanica.

Ora, questo è un tema dove sono meno propenso ad ascoltare altre campane e vi spiegherò il perché: la questione che si sente spesso del “eh ma si fa così per la povertà” o “eh ma una volta fatta la casa e una volta che una famiglia ci abita dentro non puoi buttarla giù”, queste secondo me sono stupidaggini.

Sono stupidaggini perché, sorpresa sorpresa, ad un terremoto, ad un dissesto idrogeologico o ad un vulcano che si trova lì da centinaia di migliaia di anni e che anche i bambini di otto anni che studiano l’impero romano alle elementari sanno essere pericoloso, del fatto che lì ci viva una famiglia, non frega niente. E quando quel terremoto ci sarà, quando ci sarà quell’eruzione o alluvione (e ci sarà un giorno lo sappiamo tutti) poi sarà inutile andare a piangere da mamma stato che, anche se magari porterà aiuti, i morti non li farà certo resuscitare.

La cultura del condono

O più in generale quella in Italia potremmo chiamare la cultura della furbizia. Quella cultura che ci fa sogghignare quando riusciamo a fregare lo Stato.

Quello che mi pare gli italiani non capiscano e che, il fatto che una cosa sia stata condonata, non fa sparire i problemi per magia. La “pace fiscale” ad esempio, non farà scomparire il debito che lo stato ha contratto per via di gente che non paga le tasse, quei soldi, prima o poi, qualcuno li dovrà comunque pagare e saranno le persone che le tasse le pagano a farlo. Una casa costruita in un posto non sicuro, con materiali scadenti o con tecniche comunque non a norma, non diventa sicura grazie ad un condono, diventa solo legale e c’è un oceano di differenza fra queste cose.

Il fatto che il governo italiano sembri piegare continuamente la testa, mostrandosi nei fatti debole davanti a queste continue infrazioni della legge, credo inoltre che contribuisca ad espandere e legittimare questa cultura, contribuisce a creare quel clima di “massa dai siamo in Italia, una scappatoia c’è sempre” e sono sempre quelli che fanno le cose onestamente che ci rimettono.

Sì perché ad essere colpito e ad essere in un certo senso derubato da chi evade le tasse, non è lo Stato, lo Stato non ha soldi, gestisce i soldi di altri, sono i contribuenti che ci rimettono con più pressione fiscale che dovrà coprire i costi del condono. A rimetterci dell’abuso edilizio sono, oltre che, in caso di disastro, gli occupanti, anche quelle aziende edili che magari lavorando onestamente si sono trovate fuori dalla concorrenza e di nuovo quei contribuenti le cui tasse andranno a ripagare i soldi spesi per una ricostruzione che magari non sarebbe servite se le case fossero state costruite in primis nel modo corretto.

Il punto è che in Italia siamo tutti su una stessa barca con risorse limitate e mi sembra che nessuno lo capisca. Siamo tutti su una stessa barca e, soprattuto, bisogna entrare nell’ottica che nel momento che su questa barca qualcuno fa il furbo non sta rubando le risorse della barca, ma quelle di tutti gli altri e credo che chi questa barca la governa dovrebbe, invece di dare una pacca sulle spalle a chi a fatto un danno alla comunità intera, dare un segnale forte che, su questa barca che è l’Italia, bisogna iniziare a seguire le regole, o prima o poi ci ribalteremo tutti assieme.

 

P.S.

Sembra che Plinio il Vecchio e Plinio il Giovane perculino l’urbanistica di Napoli dalla tomba.

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