Ci rendiamo conto di quanto potere gestiscano i social network?

mark_zuckerberg_f8_2018_keynoteNon mi sono mi piaciuti i social network, non mi piacciono né come cultura né come concetto, eppure nel momento in cui ho aperto un blog mi sono trovato di fatto obbligato ad averne, ad aprirmi per lo meno una pagina su Facebook.

Nella giornata di ieri, come ogni giorno, ho scritto un articolo (questo), quest’articolo trattava del tema della degenerazione dell’informazione in quest’era in cui perfino i giornali seri sembrano vivere di clickbait, in particolare facendo riferimento alla fake news dell’uomo assolto di stupro in Irlanda perché la vittima indossava un tanga, faccenda che in questi giorni infiamma alcune testate. L’accusa che viene mossa spesso in questi casi è di dare la colpa di questa “degenerazione” ai social network mentre la mia posizione puntava più il dito contro i giornalisti e, anzi, era più che clemente verso il mondo del web.

Credendo che l’articolo fosse ben scritto ed essendo tutt’ora il mio blog agli inizi, dopotutto esiste da un paio di settimane, ho provato a comprare un po’ di pubblicità per quell’articolo, ma Facebook l’ha rifiutata in quanto attaccava la piattaforma… così, se ho fatto trenta, ho pensato che tanto valeva fare trentuno e attaccarla davvero la piattaforma.

(EDIT: dopo circa quattro ore e aver mandato una mail a Facebook, l’inserzione è stata approvata.)

Il quarto potere non è più il quarto

Informazione, media, notizie, si è sempre saputo che dietro a queste cose si nasconde un potere enorme, un potere che, in un certo senso, andava a rivaleggiare coi tre tradizionali: legislativo, giudiziario ed esecutivo. Quello che credo sia sottovalutato, sia la proporzione in cui, nell’era delle democrazie e della politica fatta sui social network, questo potere dell’informazione sia aumentato.

Siamo circondati da una quantità d’informazione immensa in parte vera, in parte falsa, spesso sfumata fra le due. Un informazione che però non ha più il fine di insegnare o di spiegare, ma d’infiammare gli animi, di generare emozione perché sui social una persona arrabbiata genera più interazioni, condivide l’articolo, commenta, mette like.

Qualche giorno fa parlavo con un avvocato che mi raccontava di un caso che stava seguendo, mi diceva che difendeva un cliente contro un truffatore; questo truffatore aveva accumulato denuncia per oltre quattro anni e nessuno aveva fatto nulla, fino a che Striscia la Notizia non ci ha fatto un servizio sopra, solo a quel punto il magistrato è intervenuto, spinto probabilmente dl rischio di una figuraccia pubblica.

Questo è il primo problema, ormai è l’informazione il primo potere del mondo, la legge viene fatta sulla base dell’onda mediatica di turno, i giudizi sono influenzati dall’opinione pubblica, i magistrati intervengono solo dopo che il Gabibbo gli ha dato l’ok.

Sei davvero libero di non essere sui social?

Colgo l’ipocrisia di questo articolo lo ammetto, se leggi probabilmente è perché mi hai trovato attraverso i social e sto scrivendo in questo momento un invettiva contro i social network che sarà pubblicata anche su Facebook ma… ho altra scelta?

La verità è che nel ventunesimo secolo, volente o nolente, se vuoi esistere in un determinato tipo di mondo, devi essere sui social network, devi. (Io ad esempio sto per pubblicare un libro e il blog mi servirà anche a pubblicizzare quello  di fatto non ho altri modi per pubblicizzarlo.)

Per spiegare meglio questo punto vi faccio un esempio: le pizzerie e JustEat.

Allora penso che tutti conosciate JustEat, una piattaforma che non è neanche un vero social ma che si presta comunque all’esempio e che funziona sostanzialmente da vetrina dei ristoranti che fanno consegne d’asporto in una determinata zona. L’utente che vuole una pizza così va su JustEat, sceglie la sua pizza, la ordina, la paga e JustEat otterrà dal ristorante una commissione per la vendita.

Ora vi faccio due domande. La prima è: chi ci guadagna? La seconda è: se ho una pizzeria posso scegliere di non stare su JustEat (o piattaforme simili)?

Immaginiamo che in una città come, ad esempio Verona, esistano solo dieci pizzerie in tutto e che prima di JustEat queste pizzerie si pubblicizzassero coi vecchi metodi: volantinaggio, elenco telefonico, passaparola… le mille persone che magari a Verona vogliono una pizza, si divideranno tra queste dieci pizzerie.

Ora però arriva JustEat e cosa succede? Succede che magari due di quelle pizzerie iniziano ad usarla da subito e queste pizzerie assorbono su di sé una proporzione di clienti molto maggiore delle altre proprio perché c’è molta gente su quell’applicazione, ciò significa che le altre otto perderanno clientela… il risultato di ciò sarà che anche le altre otto si metteranno su JustEat e la clientela quindi si ridistribuire fra tutte e cosa sarà cambiato rispetto a prima? Come prima ci sono ancora mille clienti su dieci pizzerie, questo non è cambiato, ciò implica che rispetto a prima quei negozi non avranno molto più traffico, la vera differenza è che tutte dovranno pagare la commissione a JustEat e perché lo fanno se non ci guadagnano? Perché se una di loro si togliesse dall’applicazione sarebbe tagliata fuori e probabilmente fallirebbe in pochi mesi.

Le pizzerie del nostro esempio sono in un gioco a somma zero, non possono vincere ma solo perdere e, per non perdere, sono obbligate ad appoggiarsi ad una piattaforma terza che, di fatto, le ha rese dipendenti da sé con suo esclusivo guadagno.

Questo è il punto, i social ormai permeano così tanto la nostra società che non usarli è impossibile e questo è tanto più valido quanto più sei giovane, se non sei sui social network nel ventunesimo secolo, non esisti.

Il potere

Chi pensate sia l’uomo più potente del mondo al giorno d’oggi? Forse pensate a Donald Trump, il presidente degli Stati Uniti, della prima potenza economica e militare del pianeta, ma fermatevi un attimo a pensarci… dove ha fatto campagna elettorale Trump per farsi eleggere? Dove è diventato famoso? Sui social network.

Cosa sarebbe successo secondo voi se Mark Zuckerberg avesse deciso che Donald Trump gli stava antipatico e gli avesse bannato il profilo? Non credo proprio sarebbe diventato presidente.

Discorso che vale tanto per la politica americana quanto per quella italiana e di ogni altro paese, che vale per i mezzi d’informazione, per le aziende: puoi essere grande, ricco, importante, famoso quanto vuoi, ma sei e sarai sempre sottomesso a lui, giocherai sempre secondo le sue regole, che tu te ne accorga oppure no. Ah il caro Mark.

Se hai un azienda che vende sul web e FaceBook o Instagram ti chiudono la pagina, hai chiuso anche l’attività, basta, e non c’è appello anche se te le hanno chiuse per errore. Questo è il tipo di potere di cui parliamo, un potere senza alcun contrappeso.

Sì perché torniamo all’esempio di prima di Zuckerberg e Trump, se il primo avesse voluto distruggere il secondo, avrebbe potuto farlo facilmente solo chiudendogli il profilo ma se Trump avesse voluto eliminare FaceBook? Probabilmente non ci sarebbe riuscito, non perlomeno in tempi brevi, proprio perché il suo potere è limitato da una serie di meccanismi istituzionali.

E questa è l’altra cosa che la gente mi sembra non capisca, che mentre i tre poteri tradizionali: legislativo, giudiziario ed esecutivo, sono regolati da pesi e contrappesi, l’informazione, il quarto potere,  nell’era di internet è dominata da un ristrettissimo gruppo di persone, una sostanziale monarchia.

Anche perché, pensateci, tutte le volte che esce un potenziale concorrente dei social più diffusi Mark Zuckerberg sostanzialmente lo divora. È successo con Instagram, è successo con WhatsApp, ogni volta che qualcosa rischia di minare la monarchia questa lo ingloba e lo fa proprio andando via via a delinearsi in un mostro troppo grande per poter cadere.

Il futuro

Ahh bella domanda… cosa accadrà? La storia ci insegna che, in genere, quando il potere è troppo concentrato nelle mani di pochi tendenzialmente accade qualcosa di distruttivo.

Non è necessariamente questo il caso ovviamente, potrebbe essere un passaggio più pacato, magari lento e costante, spero lo sia, sta di fatto che la situazione così com’è ora manca totalmente di equilibrio e, quindi, in un modo o nell’altro, rovinerà su sé stesso.

2 pensieri riguardo “Ci rendiamo conto di quanto potere gestiscano i social network?

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