“Hate speech”, libertà di parola e di offesa, quali sono i limiti?

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In Inghilterra è già in vigore da anni una legge contro il cosiddetto “hate speech” ovvero quell’insieme di parole o gesti che potrebbero urtare la sensibilità di alcune persone o che potrebbero incitare all’odio. Divenne alcuni mesi fa un caso internazionale quello di “Count Dankula” uno youtuber che venne condannato per questo dopo aver postato un video in cui insegnava il saluto nazista al suo carlino (e no, non è una battuta, è un fatto vero e verificato).

Le campane

Allora innanzitutto, e metto davanti le mani, so già che la mia opinione non piacerà a tutti (e in caso vi rimando a questo link), è una materia complessa su cui in molti hanno idee anche molto distanti e in cui non credo nessuno abbia proprio tutti i torti.

Da un lato, c’è chi, come me, pensa che la libertà di parola e di espressione vada tutelata sempre e comunque, anche nel caso di neo-nazi o neo-fascisti, anche nel caso sia estremamente estremamente offensiva (e spiegherò meglio perché nei blocchi successivi).

Dall’altro, e in un certo senso pur non condividendoli li capisco, c’è chi sostiene una sorta di “damnatio memorie” di alcune opinioni o movimenti politici che si rivelarono estremamente distruttivi per la società, volendo sostanzialmente che essi siano silenziati in tutto e per tutto e addirittura condannati al carcere per le loro parole.

La libertà di parola non può essere a metà, o c’è o non c’è.

Come ho già detto, io credo che sempre e comunque la libertà di parola vada tutelata sul piano legale e il primo motivo per cui sostengo questo è che, secondo me, la libertà di parola è tale solo se è completa.

Mi spiego meglio. Se tu mi dici: “sei libero di dire quello vuoi, tranne quello che io non voglio che tu dica” allora io non sono davvero libero, io posso solo dire quello che tu mi concedi di dire, quello che tu mi permetti… grazie tante.

Ovviamente questo non significa che non ci siano o che non debbano esserci paletti nelle azioni. In esse è ovvio che io non sia davvero libero ed è anche giusto che non lo sia, è ovvio che non mi sia concesso di ammazzare qualcuno in nome del fatto che sono libero, ma questo in quanto questa mia azione viola la tua di libertà, viola i tuoi di diritti, ciò non vale però per delle parole e nemmeno per dei gesti assolutamente non violenti.

La grossa differenza fra questi due punti sta nel fatto che la violenza fisica è qualcosa di oggettivo, qualcosa di provabile in maniera empirica, in questo modo si permette che tutti siano soggetti alle stesse leggi in tal senso. L’hate speech invece è pura opinione di qualcuno… cosa è offensivo? Cosa va bene dire e cosa no? Chi lo decide?

Cosa ci rende diversi dai fascisti?

Qui vi lancio una provocazione.

Io fui molto contrario alla legge, varata dal governo Renzi, contro l’apologia di fascismo e lo sono stato per un motivo semplicissimo, che secondo me quella è una legge fascista, forse una delle più fasciste dopo la caduta del regime.

Il punto è che, se tu non credi nella democrazia, è un discorso, ma se invece ci credi, non puoi comportarti allo stesso modo di un regime, è ipocrita. Non puoi dire “il fascismo era sbagliato perché censurava le opposizioni e le eliminava coercitivamente” e poi accettare che la stessa cosa venga fatta dalla democrazia verso questi movimenti che, per quanto schifosi, devono avere, come credo tutti, dei diritti tutelati.

Questo perché altrimenti in realtà non siamo meglio di loro. Se tuteliamo solo le idee che ci piacciono e siamo pronti a togliere la parola e l’espressione a chi non ci piace, allora nel momento in cui quei diritti venissero tolti a noi non avremmo diritto di lamentarcene. E nel momento in cui tu cittadino, col tuo voto, dai ad un governante il potere di censurare e addirittura arrestare con la forza il diritto di parola di qualcuno che non era violento, cosa ne sai che un giorno quel potere non si scarichi anche sulla tua testa?

La verità è che siamo tutti bravi a sostenere la libertà altrui quando questa libertà si sposa coi nostri intenti, ma la vera differenza fra un sistema che garantisce dei diritti fondamentali ai cittadini, sta nel tutelare anche chi non ci piace, anche chi magari odia e si oppone alla società e al sistema stesso, se no è po’ troppo facile.

L’altra campana

A questo punto mi aspetterei da qualcuno una contro-argomentazione, una posizione che capisco nel concetto ma a cui comunque mi oppongo. Anche se le parole, anche se i gesti e i simboli non sono direttamente lesivi della libertà altrui, alle parole e ai gesti potrebbero seguire delle azioni, azioni violente e terribili come accaduto nel passato e, quindi, si decide di limitare la libertà di parola rispetto a certi ambiti al fine di evitare lo sviluppo consequenziale di violenza.

Secondo quest’ottica dobbiamo limitare il linguaggio offensivo perché questo potrebbe portare ad esempio al bullismo (pensiamo ad ambiti come l’omosessualità in cui soprattutto fra i giovani un bullismo in questo senso ancora esiste), o addirittura perché potrebbe portare al risorgere di partiti come quello fascista o nazional-socialista.

Ecco io però non sono d’accordo con questa tesi, e non lo sono per due ragioni.

La prima: quest’ottica del “potrebbe”. Dobbiamo vietare queste parole perché potrebbero portare a questo, questi simboli perché potrebbero portare a quest’altro e così via… Il punto è che, di nuovo, tutto in realtà potrebbe portare a tutto, questa censura stessa potrebbe portare ad una soppressione della libertà. Chi decide cosa potrebbe portare a cosa? Vi rendete conto del potere che state dando ad un governante nel momento in cui lasciate che esso eserciti il potere esecutivo non sulla base di quello che è accaduto, ma sulla base di quello che “potrebbe” succedere?

La seconda: vietare una cosa la cancella? Allora, diciamo che decidiamo di punire severamente chi parla male delle minoranze, chi sostiene movimenti estremisti e così via. Davvero pensate che a questo punto le discriminazioni o questi movimenti scompaiano per magia? Non sarà piuttosto più probabile che rendere illegale una cosa la possa rendere addirittura più attrattiva, soprattutto per i più giovani, permettendo magari a quei gruppi neo-fascisiti di fare la parte delle vittime ad esempio?

Le emozioni vanno tutelate?

Ecco questo è un altro punto interessante anche se un po’ più lontano, almeno per ora, dalla realtà italiana e più vicina a quella dei paesi anglosassoni. Ovvero sul tutelare le emozioni delle persone, una strada su cui si sono mossi in questi anni anche quasi tutti i social network.

Io credo questo, credo che le persone siano le uniche responsabili delle proprie emozioni e che quindi esse non vadano tutelate. Se io dico una cosa, e questa cosa ti offende, tu hai tutto il diritto di andartene e smettere di ascoltarmi, di smettere di seguirmi, anche, se vuoi, di darmi dell’idiota, lo accetto. Ma non hai e non devi avere il diritto di silenziarmi perché quello che dico “ti offende”.

Questo perché innanzitutto non c’è limite a quanto facilmente le persone possano offendersi e, in secondo luogo, perché questo nascondersi dal dibattito, nascondersi dal confronto chiudendoci nella nostra piccola e calda tana fatta di bias che cerchiamo disperatamente di confermare non elimina l’opinione opposta, ma forse addirittura le permette di rafforzarsi.

La differenza fra tutela legale ed accettazione sociale

Ecco su questo vorrei essere molto chiaro. Una persona che fa battute sugli stranieri o sulle donne o sugli omosessuali o che addirittura non faccia battute ma che sia seriamente contrario ai diritti di queste categorie, oppure un neo-fascista o simili dovrebbe essere arrestato? No, secondo me no, l’ho spiegato prima. Allo stesso tempo dovrebbe essere accettato o apprezzato, nemmeno.

Il fatto che a tutti debba essere garantita la libertà di parola, sempre e comunque, non vuol dire che debba piacerci. Se tu sei libero d’inneggiare al duce, io sono libero di dire che probabilmente sei caduto dal seggiolone da piccolo e che hai le capacità d’interpretazione storica di una marmotta in coma farmacologico. Tu sei libero di girare con una maglietta con scritto “abbasso i gay”, le persone per strada che ti vedono però sono libere di darti dell’idiota e di non farti entrare in casa loro e non invitarti alla loro tavola se non gli piaci.

E questo perché, ritengo, le ideologie non si combattono con l’oppressione, ma con l’educazione e soprattutto con l’esempio. Se tu ad una persona che nutre solo odio rispondi con la violenza lui e i suoi compari non proveranno meno odio e il pubblico che vi guarda forse addirittura empatizzerà con lui che passa per vittima, ma se al contrario a chi fa il bulletto tu reagisci con la calma e l’accettazione forse lui non smetterà di essere un bulletto ma perlomeno passerà per stronzo.

Concludo dicendo: se volete che le cose cambino, che migliorino anche per alcune minoranze e gruppi, non forzate la mano chiedendo punizioni perché due torti non fanno mai una ragione, siate un esempio piuttosto, che il mondo cambia un po’ alla volta.

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5 pensieri riguardo ““Hate speech”, libertà di parola e di offesa, quali sono i limiti?

  1. Ottimo e onesto. merita un commento più articolato, ma non ora. Lascio però il primo pensiero che mi viene in mente; un vecchio adagio popolare. non c’entra il fascismo, il diritto e la libertà di espressione, ma solo le buone regole di comportamento sociale, di convenienza e opportunità, in fondo di semplice buon senso, quello che evita tante contrapposizioni, conflitti e litigi: “Non parlare di corda in casa dell’impiccato”.

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