Perché è importante ricordare che nell’arte esistono i target

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Andavo in seconda media quando la mia professoressa d’italiano mi assegnò da leggere “Il fu Mattia Pascal” di Pirandello e, al contrario di diversi miei compagni di classe che si scaricarono la trama da internet, io lo comprai e lo lessi davvero… e lo odiai.

Ero già un lettore discreto, almeno in termini di quantità di volumi, per la mia età, eppure quel libro non riuscivo proprio a continuarlo, ad ognuno di quei monologhi interiori che occupavano venti pagine di seguito avrei voluto spararmi. Eppure sapete una cosa? Negli anni ho imparato ad apprezzarlo Pirandello, addirittura ho scoperto che mi piace e ho letto volontariamente e con piacere sia le sue commedie, che lo stesso romanzo di Mattia Pascal solo alcuni anni più tardi.

Tutta questa lunga introduzione mi serviva per spiegare un concetto, ovvero quello che nell’arte esiste una cosa chiamata “target”, e che spesso e volentieri sono quelli che si dicono più appassionati di qualcosa a non capire questo.

Un target per ogni età

Spesso e volentieri noto una certa altezzosa sufficienza di chi parla ad esempio, della lettura per bambini, adolescenti o young adult. Allo stesso modo una cosa simile si trova nella musica, nella televisione, nel cinema e così via, ma la domanda è: cosa vi aspettate che piaccia ad un bambino?

Se voi considerate, ad esempio, un romanzo di qualità in virtù della profondità dei suoi contenuti, vedesi “Il fu Mattia Pascal” allora dovrebbe essere ovvio che questi contenuti non siano per tutti, se fossero per tutti allora non sarebbe profondo, non sarebbe difficile, sarebbero solo ovvietà. A questo punto è quindi ovvio che un lettore giovane con la fascia d’attenzione di un moscerino si annoierà leggendolo; semplicemente non è un libro indirizzato a lui, non c’è nulla di male in questo.

Allo stesso modo però è anche ovvio che a voi che siete più maturi non piacciano libri pensati per i più giovani, è ovvio che vi annoiate leggendoli perché generalmente una persona crescendo cerca contenuti diversi. Questo però non vuol dire che questi contenuti che ti piacciono facciano schifo, significa che magari tu sei fuori target ma se c’è qualcuno a cui piace un motivo ci sarà.

Allo stesso tempo, pensando a quella professoressa che diede da leggere Pirandello ad una classe di seconda media, mi viene anche da pensare che non è questo il modo di far appassionare qualcuno alla lettura, specialmente un bambino. Voi ad esempio potete dirmi che una serie di romanzi come “Harry Potter” sia piena di buchi di trama, deus ex machina, trame scontate e via dicendo, ma sta di fatto che questi libri hanno appassionato un’intera generazione alla lettura e, magari, qualcuno di quelli che ha iniziato da piccolo con Harry Potter, crescendo è passato a contenuti più complessi.

Questo perché io sono fermamente convinto che se alcuni professori, specialmente delle scuole elementari e medie, si preoccupassero un po’ di più di creare nei propri alunni la passione, prima di cercare di sparare dati su dati e informazioni su informazioni, leggerebbero tutti molto di più; questo per il semplice fatto che, se ad un bambino ai suoi primi approcci alla lettura tu lo annoi, lui magari quel libro lo legge ma poi non ne leggerà altri.

Un target per ogni tempo e luogo

Tutte le volte che in televisione passa X-factor quello che segue è un teatrino degli indignati di vedere Fedez fare il giudice, reo di non fare “vera” musica. Ahh perché tutti non ascolto la buona, vecchia, grande musica italiana come De André?

Allora vi lancio una sfida intellettuale adesso, dovete provare ad immedesimarvi in una situazione e dirmi cosa preferireste. Diciamo che è sera, siete in un locale come un pub o una discoteca e, davanti a voi, una bella ragazza (o ragazzo dipende dai gusti) sta ballando ammiccando nella vostra direzione. A questo punto cosa preferireste che mettesse il DJ? Preferireste magari una musica veloce e pop di Fedez che metta tutti su di giri o “La guerra di Piero” di de Andrè? Siate sinceri.

Il punto è che magari anche io generalmente preferisco De Andrè a Fedez, ma questo non vuol dire che lo preferisca sempre: in ogni situazione tempo e modo. Questo perché l’arte porta sempre con sé emozioni, emozioni che a volte sono impegnative e tristi e vuoi che lo siano, altre volte però preferisci siano leggere e allegre.

A conti fatti, dopotutto e come dicevano i romani: “de gustibus non disputandum est”.

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