L’universo nella mente umana

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Articolo di filosofia più “pura” diciamo, rispetto a quella che faccio di solito mista a qualche tema d’attualità o politica. Mi vorrei soffermare oggi sul tema della realtà e di come l’uomo la percepisce.

Il ruolo dei sensi

Allora come sappiamo che una cosa esiste? Molto semplice, lo sappiamo perché la vediamo, la tocchiamo e la sentiamo, oppure perché crediamo a qualcuno che dice di averla vista, sentita o toccata, oppure perché abbiamo compiuto delle osservazioni su qualcosa e dedotto da esse l’esistenza di altre cose (pensate ad esempio agli atomi che non vengono direttamente “visti” ma le loro caratteristiche possono essere misurate mediante l’interpretazione di esperimenti.)

L’implicazione di ciò è che tutta la nostra conoscenza della realtà viene da “fuori”, giunta alla nostra coscienza attraverso i sensi e i sensi soltanto e che, senza essi, noi saremmo delle sostanziali scatole vuote incapaci di formare un pensiero, in quanto il pensiero stesso per essere espresso richiederebbe comunque una qualche forma di percezione esterna come parole, gesti, immagini: qualcosa che dia il calcio d’inizio all’attività del pensiero e una direzione, oltre che ad una forma con cui, per l’appunto, esprimersi.

Ciò volendo implicherebbe anche un paio di correzioni al celebre detto di Cartesio: “cogito ergo sum” che indicava l’esistenza di sé stessi come esseri pensanti come unica certezza logica. Le certezze logiche sono in realtà tre: la mia esistenza come essere pensante, l’esistenza di altro oltre a me che dia input al mio pensiero, e l’esistenza dell’interazione fra me e l’altro.

Se anche ad esempio vivessimo all’interno di una sorta di matrix che manipola la nostra mente, dovremmo ammettere l’esistenza di quel matrix e dell’interazione fra esso e la mente. Se tutto fosse un sogno dovremmo comunque ammettere l’esistenza di qualcosa che ci abbia indotto attraverso interazione a sognare proprio in questo modo e non in un altro.

Quando usiamo parole quali “immaginazione” o “creatività” inoltre, esse non implicano davvero l’atto creativo, ma solo l’atto riformulatorio di informazioni derivate al cervello tramite i sensi.

La realtà è fuori o dentro di noi?

Concluso che la realtà venga da fuori viene ora da chiedersi dove essa si trovi nell’atto della nostra percezione di essa e, la risposta molto semplice è… nella nostra mente.

Il punto è che, nonostante siamo abituati a dire “io vedo con gli occhi” o “io sento con le orecchie” queste affermazioni sono false. Noi non vediamo con gli occhi, gli occhi sono solo recettori che generano impulsi elettrici quando sono colpiti da alcune frequenze luminose, è il cervello che vede, è il cervello che, interpretando quei segnali elettrici crea un immagine; allo stesso tempo le orecchie percepiscono solo vibrazioni nell’aria, è il cervello che le esprime in suoni.

Ovviamente le nostre percezioni sensoriali rispetto alla totalità d’informazione fornite dalla realtà esterna sono un infima parte, una parte che tra l’altro non è uguale per tutti. Pensate ad esempio alle differenze sensoriali fra l’uomo e altri animali ad esempio un cane. Un cane vede i colori in modo diverso dal nostro, sente i suoni in modo diverso e gli odori in modo molto diverso… di fatto un cane pur vivendo nel nostro stesso mondo ne percepirà uno completamente diverso.

Ciò vale tanto di più per animali diversi: pensate alle api che percepiscono la luce ultravioletta, i serpenti che vedono gli infrarossi, i pipistrelli che usano l’udito come un radar e una seconda vista o gli uccelli migratori che posseggono il senso della magnetocezione, ovvero la capacità di percepire il campo magnetico terrestre per orientarsi come una bussola. In misura minore vale anche fra umani, pensate ad un daltonico o un ipovedente, un vecchio che sente di meno di un ragazzino, un critico culinario con un palato particolarmente sviluppato.

Tutto ciò per dire che, nonostante sia logicamente certo che esista, al di fuori di noi, una realtà, quella non è la realtà in cui viviamo, la realtà in cui tutti noi esistiamo, quella con cui ci rapportiamo è la realtà che ognuno di noi percepisce dentro di sé attraverso l’elaborazione fatta dal cervello degli impulsi elettrici derivanti dai sensi (per semplicità di linguaggio d’ora in poi chiamerò “realtà” quella esterna e “immagine” quella interna costruita dal cervello; la parola universo sarà invece usata per indicare l’insieme di tutte le cose di una data realtà o di tutte le immagini di un dato cervello).

L’universo simulato

Quando parlare con una persona, voi state parlando alla persona reale o all’immagine di quella persona? Il punto è che il vostro cervello crea, attraverso le informazioni sensoriali, una simulazione di quella persona nella vostra mente che sarà costituita da una forma (voi la persona la vedete) che però non è davvero la persona, ma solo la luce che essa riflette e che i vostri occhi hanno percepito e che il vostro cervello ha interpretato in un certo modo; sarà costituita da una voce (infondo ci state parlando) ma quella voce, di nuovo, sono solo vibrazioni nell’aria che il vostro cervello interpreta in una determinata maniera.

Da un punto di vista strettamente logico tra l’altro, voi non siete e non potete essere del tutto sicuri che la persona con cui parlate esista nella realtà, per quanto ciascuno di noi ne può sapere infatti, è benissimo possibile che siamo degli schizofrenici, dei folli avvolti da un sogno onirico fatto di allucinazioni, una sorta di matrix creato da un dio malvagio. Il fatto che siamo certi, come detto prima, che oltre al cogito esistano rispettivamente anche “l’altro” e “l’interazione” non implica che cogito e altro siano direttamente collegati in quanto, e come avviene ad esempio nei sogni o nella follia, l’attività interpretativa e riformulativa del cervello potrebbe essere così sovra-espressa da allontanarsi dalla realtà in toto. Esempio palese di ciò può essere l’illusione ottica del deserto, dove l’aria surriscaldata genera nel viaggiatore l’impressione di uno specchio d’acqua.

Se non potete essere certi della realtà quindi, l’unica cosa di cui potete essere certi è l’immagine, ovvero dell’universo simulato nella vostra mente dal vostro cervello sulla base delle informazioni dei sensi. È con l’immagine e non con la realtà che il cervello quindi si rapporta (anche se per ovvie ragioni di sopravvivenza ed evoluzione, l’immagine tende ad avvicinarsi alla realtà, fermo restando che la possibilità che tutto sia un sogno resta).

Corollario

Il fatto che il cervello di ciascuno di noi simuli un universo all’interno del quale muoversi e rapportarsi, implica l’esistenza di un infinità di universi immagine derivanti dall’interazione fra il cogito e l’altro che in questo caso è l’universo realtà. Allo stesso tempo pone in essere l’interessante questione dell’effettiva esistenza dell’universo realtà, in quanto, di fatto, nessun essere umano ha mai e mai potrà raffrontarsi con esso o di esso avere percezione, in quanto ognuno vive, vede e percepisce il solo proprio personale universo immagine.

Come detto prima infatti le tre certezze logiche sono: cogito, altro ed interazione, ma se l’altro manca d’interazione con il cogito la sua anche teorica esistenza non avrebbe alcuna differenza della sua non esistenza in quanto non genererà nulla nell’universo in cui davvero viviamo, ovvero l’universo immagine all’interno del quale, quindi, non esiste.

La derivazione di ciò è che, l’intero universo realtà, quindi, pur essendo generatore dell’universo immagine, non esiste in quanto universo ma solo in quanto informazione interagente col cervello, informazione che, per essere codificata nella forma dell’insieme delle cose (ovvero dell’universo) necessità del cervello stesso e dell’interazione con esso per concretizzarsi.

Ciò implica che la realtà si trova in uno stato costante d’indeterminazione all’interno del quale la presenza di un osservatore la fa decadere nello stato d’immagine, ovvero di forma concreta con cui l’osservatore può rapportarsi.

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