L’identità e la percezione di sé stessi, fra Pirandello e Kafka

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Come ogni mercoledì vi propongo due opere di due autori molto diversi ma accumulate da un medesimo tema, oggi in particolare vorrei parlare de “Il Fu Mattia Pascal” di Pirandello e de “La Metamorfosi” di Kafka, entrambi accomunati dal tema dell’identità, della sua sostituzione e della percezione che gli altri hanno di noi stessi.

Pirandello fra Mattia Pascal e Adriano Meis

Cosa fareste se vinceste una somma enorme al casinò? Se da un giorno all’altro passaste, per pura fortuna, dall’essere gente che sopravvive con il proprio lavoretto ad avere una somma tale da permettervi di vivere per decenni di rendita?

Mattia Pascal di pose questa domanda e si diede una risposta inaspettata: morire… e poi rinascere in una nuova identità.

Questi sono i presupposti della più famosa opera dell’autore italiano. Mattia Pascal, dopo aver vinto una somma enorme di lire al casinò e, dopo aver scoperto, con sua enorme sorpresa di essere stato dato per morto nel paesino natale a causa di uno scambio d’identità con un suicida, decide di compiere un gesto folle e sparire, diventando un’altra persona, col nome di Adriano Meis.

La vera domanda sottesa all’interno di tutta l’opera è chi sia davvero l’individuo, chi sia davvero libero, chi sia la persona e chi il personaggio. In un certo senso Mattia Pascal è infatti un uomo schiavo e testimone degli eventi: la sua vita è stata determinata da altri come il padre e l’amministratore della sua eredità, è schiavo di una certa percezione che la gente ha di lui e perfino il suo più grande successo, la vincita alla roulette di Montecarlo, non è altro che un dono della sorte di cui lui non ha né merito né colpa.

Diventato Adriano Meis però, colui che fu Mattia sembra essere libero. Può crearsi una nuova identità da capo dove nessuno lo conosce, ha abbastanza denaro da non dover lavorare, non ha più moglie, non ha più responsabilità, non ha un passato che faccia sentire su di lui il proprio peso. Adriano Meis è libero, un uomo nuovo… o no?

Cos’è un uomo al di fuori della società che lo considera tale, che gli dona dei diritti? Se la società non sa della tua esistenza, esisti? Queste sono le domande con cui Adriano si scontra. Non può sposarsi perché non è iscritto all’anagrafe, non può denunciare un furto. Chi è quindi? È una persona forse più vera e libera di Mattia Pascal, ma che per le stesse ragioni che lo rendono libero, ovvero la mancanza di passato, di fatto per la società non esiste, è un fantasma, un essere fittizio.

Ovviamente come sempre cerco di non spoilerare troppo della trama, anche se suppongo che, anche solo per i vostri studi scolastici, non siate del tutto digiuni di quest’opera.

Per quanto riguarda lo stile devo dire che questo romanzo presenta un po’ il difetto tipico degli scritti di Pirandello, ovvero che è davvero lento. È più simile, per probabile deformazione professionale dell’autore, ad una sceneggiatura che ad un romanzo e sono certo che se fosse fatto a teatro i dialoghi e i monologhi avrebbero tutto un altro effetto e velocità. Ad ogni modo allo stesso tempo è anche uno stile molto profondo, cosa che in un certo senso giustifica la lentezza, molto filosofico e interiore, molto autoanalitico, è, indubbiamente, qualcosa a cui un lettore italiano dovrebbe almeno tentare di rapportarsi anche solo per osservare uno dei pilastri della nostra letteratura.

In caso voleste acquistare il libro, facendolo dal mio link Amazon voi farete shopping normalmente ma io riceverò una commissione, questa è un edizione che vi consiglio: Il fu Mattia Pascal

Kafka fra gli scarafaggi

Cosa fareste se un giorno vi svegliaste e scopriste di esservi trasformati in un gigantesco insetto? Che nessuno più vi capisce, che a mala pena capiscono chi siete?

Gregor Samsa, all’interno de “La Metamorfosi” a questa domanda risponde in un modo inaspettato… tornereste a dormire sperando di non far tardi al lavoro.

“Strano” credo sia l’aggettivo più corretto di questo libro che non ha assolutamente alcuna pretesa di realismo né negli eventi né nelle reazioni dei personaggi, “surreale” è un altro.

Gregor è uomo semplice che non ha una vita né davvero felice, né davvero triste. Semplicemente tira avanti con un lavoro con cui mantiene la sua famigliola e, nell’istante in cui avviene la sua metamorfosi tutta l’ipocrisia che lo circondava viene prepotentemente a galla.

Quello che prima era un rispettato cittadino e membro della famiglia, ora è solo un peso, solo un mostro di cui si sopporta la presenza solamente per un qualche recesso di norme sociali, è pur sempre un figlio dopotutto, ma che, spogliato della sua utilità, è spogliato anche del rispetto e dell’amore.

È in questo che Gregor in un certo senso trova la sua libertà dagli schemi e dalle norme sociali. Al contrario di Mattia Pascal che si allontana volontariamente, è la società stessa ad escludere Gregor ma in questa esclusione lui arriva ad una comprensione più della società stessa, perdendo umanità arriva a comprendere l’essere umano e ad essere, tristemente, libero nella sua miseria.

Come avrete certamente capito, lo stile di Kafka è, di nuovo… strano. Non è una cosa facile da descrivere nemmeno se lo avete letto. È profondamente allegorico di un allegoria che sconfina così tanto nella realtà che essa si distacca totalmente restando più come elemento scenico al servizio del simbolismo, se volete approcciarvi a qualcosa di diverso, questo è il libro che fa per voi.

Per chi fosse interessato ad acquistare: La metamorfosi


Per altre recensioni letterarie o per i miei testi originali, fai un salto alla Libreria

 

4 pensieri riguardo “L’identità e la percezione di sé stessi, fra Pirandello e Kafka

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