Macron: sic transit gloria mundi

“Così passa la gloria del mondo”, dopo le proteste dei gilet gialli, Macron cala a picco nei sondaggi e a nulla valgono le mancette elettorali che promette per placare gli animi ormai bellicosi dei francesi. Tornato sui propri passi in maniera assolutamente plateale, il presidente promette ai suoi cittadini delle cose che, molto probabilmente, non è in grado, economicamente, di permettersi; credo che valga la pena spendere un paio di parole su questo fenomeno che negli anni a venire avrà ripercussioni sull’Europa tutta.

I partiti tutelano sé stessi

Allora, iniziamo a parlare di questo. È ovvio che un partito metta al primo posto il consenso dell’elettorato, ancora prima del bene del paese, i partiti dopotutto esistono per questo, per rappresentare la volontà di parte della popolazione.

Generalmente possiamo osservare che la tendenza del potere, in qualsiasi forma esso si trovi (monarchica, aristocratica o democratica), sia quella di tendere, come tutto del resto, all’auto-conservazione e alla sopravvivenza. Ciò deriva dalla natura stessa dell’essere umano che gestisce quel potere dopotutto, in quanto è l’essere umano stesso a tendere alla propria conservazione.

Questa caratteristica dell’essere umano viene così trasmessa al sistema di potere, quale esso sia e, nella democrazia, sistema ove la sopravvivenza coincide con la popolarità, si concretizza in una ricerca spasmodica di mantenere popolarità da parte di chi ha il potere, di distruggere popolarità da parte di chi vorrebbe il potere.

L’alternanza

Il punto è che è molto più facile distruggere la popolarità che mantenerla. Questo avviene perché all’interno di un sistema chiuso per ogni cosa che dai a qualcuno devi togliere qualcosa a qualcun altro e tendenzialmente le persone dimenticano molto velocemente i doni ricevuti ma molto lentamente i torti subiti.

Se abbasso le tasse o aumento i fondi per qualcosa come la sanità ad esempio, la notizia avrà più o a meno risonanza, ma vi assicuro che non l’avrà mai come se al contrario aumentassi le tasse e tagliassi i fondi, questo perché le persone danno per scontato ciò che gli viene dato e per estorto ciò che gli viene tolto.

Questo porta alla continua alternanza dei governi propria del sistema democratico. Essendo più facile guadagnare popolarità mentre ci si trova all’opposizione e più facile perderla quando si è al governo è quasi fisiologico che questo avvenga. L’attività di un buon politico sarà quindi quella di cercare di guadagnare la maggiore popolarità possibile nel mentre si trova all’opposizione, e di perderne quanta meno possibile nel momento in cui si trova a governare.

La rivolta dei gilet gialli

Ma torniamo dopo questa breve digressione alla realtà che ci sta letteralmente esplodendo davanti nella vicina Francia. Cosa sta accadendo coi gilet gialli?

Alcuni commentatori hanno bollato la questione come una semplice rivolta verso l’aumento di una tassa sulla benzina, ma è un po’ più complicato di così. Se è vero infatti che è la goccia che fa traboccare il vaso sarebbe miope dare la “colpa” alla goccia dello straripamento, quanto piuttosto sarebbe meglio darlo a ciò che lo ha fatto arrivare al colmo.

La Francia è uno stato diverso dall’Italia, è una nazione completamente centralizzata a Parigi sotto ogni punto di vista: amministrativo, economico, culturale, politico. Immaginatevi per farvi un idea che la borsa venga spostata da Milano a Roma, che il turismo venga a sua volta dirottato verso Roma, che alle regioni, alle provincie o addirittura ai comuni venga tolto potere a favore del governo centrale di Roma. Ora io non penso che il sistema francese sia necessariamente né meglio né peggio di un nessun altro, l’accentramento così come al contrario la delega del potere, alla fine sono solo forme politiche, il loro successo o insuccesso dipende da come esse vengono gestite.

Se non hanno carburante che vadano a piedi!

Si dice (anche se in realtà è un falso storico) che l’ultima regina di Francia, quando le fu riferito che il popolo non aveva pane, rispose: “se non hanno pane, che mangino brioches.”

Il vero problema della Francia è molto più a monte delle tasse sul carburante, sta nel fatto che i cittadini francesi si sentano “sudditi” di Parigi.

Il punto é che l’aumento delle tasse, pur con motivi nobili alla base (dopotutto se vogliamo proteggere l’ambiente qualcosa va sacrificato) , non va a colpire tutti allo stesso modo. I cittadini delle campagne, quelli che sono obbligati ad usare l’auto, è su di loro che cade la tassa non sui parigini che vivono in una città servita da ogni sorta di mezzo pubblico.

Il ritorno sui propri passi

A questo punto quindi la protesta è esplosa, quei cittadini che, a ragione o a torto (sinceramente non conosco così bene la questione da commentarla più approfonditamente) si sono sentiti calpestati si sono ribellati a Macron e, dopo aver mantenuto per un po’ la sua freddezza, quando la situazione era ormai esplosa, il presidente ha fatto una cosa molto francese, si è arreso.

Nell’arrendersi ha anche fatto promesse, promesse che avranno un costo che sono curioso di sapere se riuscirà a mantenere (io ne dubito onestamente).

Quello che sta accadendo é un buon esempio quindi di come funziona il potere. Macron è già condannato, non vincerà un altra elezione (probabilmente la vincerà Le Pen, segnatevela questa) questo contentino che sta dando al popolo lo sta dando per salvare il salvabile della popolarità del suo partito, prima che il partito stesso decida di fargli le scarpe così come si asporta un arto in cancrena per salvare il corpo.

Chi beneficerà della manovra?

Questa è una bella domanda, sul breve termine i francesi, sul lungo termine? Forse nessuno. Per quanto non ci piaccia sentirlo infatti, un aumento del debito per dare un contentino ai cittadini sul lungo termine è proprio sui cittadini che va a gravare perché quel debito dovrà essere pagato da qualcuno ad un certo punto.

Quello che sta facendo Macron promettendo cento euro in più ai francesi è la stessa cosa che fece Renzi con gli ottanta euro ad esempio. Prova a comprare popolarità pagando i cittadini coi loro stessi soldi e generando debito.

Chi ci perderà dalla manovra?

Questa invece è una domanda semplice… l’Europa. Macron per forza di cose dovrà incolpare qualcuno per garantire la propria sopravvivenza e quella del partito, ciò implica trovare un capro espiatorio per le proprie mancanze e per essere stato un cattivo lettore degli animi dei francesi, e sarà sull’Europa che cercherà di scaricare il tutto.

L’esempio

Conoscere una cosa senza capirla é inutile, capirla senza trane esempio é folle.

Il fallimento di Macron ritengo possa essere utile a mostrare come viene gestito il potere in un sistema partitico. Il potere non è mai a beneficio dei deboli, ma é solo un mezzo di sopravvivenza dei potenti stessi che quindi, volgono le proprie orecchie all’ascolto degli inascoltati solo quando si sentono personalmente in pericolo nell’origine del proprio potere, ovvero nella popolarità.

Allo stesso tempo ci mostra come per un governatore sia quindi estremamente pericoloso ignorare i sentimenti delle persone ed affidarsi solo alla logica nelle decisioni (logicamente infatti, tassare il carburante era la mossa perfetta per risolvere un problema collettivo, ovvero l’inquinamento), ciò perché le persone non agiscono seguendo logica, ma agiscono seguendo le emozioni.

Incomprensione questa, il non ascoltare le emozioni di parte della popolazione che viene ritenuta ignorante, che mi azzardo a dire sia un po’ il problema di molte sinistre Europee (e lo dico da uomo di sinistra), nonché uno dei principali motivi che fanno vincere partiti reazionari ed estremisti (come vi ho già detto, segnatevelo che alle prossime elezioni in Francia vincerà Le Pen che sta facendo fiorente campagna sull’ondata di anti-Macronismo in Francia).


P. S. Ad ogni modo guardiamo il lato positivo, la prossima volta che sentirete un francese prendere in giro l’Italia per la sua politica, potrete ricordargli che loro sono quel popolo che riesce a fare una guerra civile ogni quindici minuti.

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