Racconti: ode al caos

Come ogni martedì vi lascio da leggere uno dei miei racconti.


Ode al caos

Gli dei hanno un padre ed un boia ed il suo nome è caos.

E in quell’istante davanti ai suoi occhi si spalancarono le stelle e gli spazi vuoti fra esse. Luci e ombre che si contorcevano nel vuoto infinito e freddo.

Quante cose sconosciute agli uomini e ai mortali! Di quegli infiniti luoghi dove gli dei combattono la loro guerra eterna.

E in quegli spazi lo vedo sorgere, emergere profano come una vergine dalle acque ma non è limpida rugiada la sua culla, ma bensì una vasca di serpenti che si avviluppano e si divorano l’un l’altro.

E dalla vasca nasce ed emerge Kraishan il caos. Nudo e perfetto, i suoi capelli sono neri come il vuoto fra gli spazi e delicati gli cadono sul viso e i suoi occhi scintillano rossi come le stelle morenti.

Alzandosi, si scrolla di dosso le serpi che senza lui muoiono e scompaiono in polvere e solo una grossa vipera gli resta addosso, un serpente avvolto attorno al collo col la propria coda nella bocca che fa da collana.

Kraishan si muove quindi fra gli spazi e dove giunge tutto crolla nella follia. 

“Ma non lo capite allora?” Chiede.

“Ancora non capite che tutto nasce e muore in caos e che perfino gli dei in esso attendono il patibolo?”

E mentre le stelle esplodono e i mondi collassano le genti diventano folli e nella follia ritrovano la libertà della più pura violenza e furia della natura e del selvaggio.

E il caos si erge come una bestia che striscia fra le genti spezzando le catene. “Siate liberi ora servi! Io v’impongo la libertà che avete sempre rifiutato e in essa scorrerà sangue e dolore e la purezza selvaggia della natura!”

E anche gli dei scappano innanzi a Kraishan, colti dall’antico panico che credevano morto.

“Ed ecco gli alti schiavisti correre come bambini!” “Ecco gli antichi del mondo correre via davanti chi è più vecchio dell’universo e del tempo stesso vostro padre!” “Né cielo, né terra o infimo tartaro che è vuoto sotto al mondo possono proteggervi dal caos, esso esiste da prima di tutto e dopo tutto continuerà!”

“La morte è il passato, tutto ciò che è stato e mai tornerà, ogni secondo della vostra vita che appartiene al fu è nel suo dominio. Il presente è un fugace momento, un battito di un cuore morente che squassa l’universo intero e il futuro sono parole scritte da un cieco su una pietra che non è ancora nata… ma tutto appartiene a caos!”

E Kraishan cammina fra le genti e alcune si inchinano ad esso, altre fuggono e altre preparano le armi per dar battaglia, folli fra i folli che credono di poter sconfiggere ciò che proviene dall’interno dell’essere umano.

“Mentite a voi stessi uomini. Pigri e deboli dite di amare l’ordine, ma v’inchinate alla tempesta e le vostre arti parlano di caos! I vostri sogni sono mari in tumulto, le vostre anime fiamme vive! Voi dite, voi raccontate a voi stessi di bramare la pace quando caos è nei vostri cuori!”

“Quell’umana società che vi avvolge come un guanto. Quel piccolo dio sparuto che tiene in mano il guinzaglio che vi siete messi al collo da soli… voi in realtà l’odiate non è così? Accusate me di portare follia, ma credete di essere voi i sani?”

“Guardate il lupo che vive nella foresta… egli patisce il freddo e la fame, il buio e il vento dell’inverno, morte e malattia, ma nel dolore è libero e il suo ululato trapassa i boschi della notte e la sua libertà e pagata col sangue!”

“Guardate ora il cane, molle nei vostri salotti. Egli è caldo, sazio e in pace ma al collo porta il marchio della schiavitù!”

“Catene, solo catene io vedo attorno all’uomo e io mi chiedo accettereste il peso di caos? Accettereste il peso di libertà che è mia figlia?”

E davanti ai suoi occhi si spiegò la battaglia alla fine del tempo, al termine di tutte le cose e il cui nome è Kraishan, combattuta negli spazi fra stelle morenti. 

È un rito folle quello del caos, un rito orgiastico e blasfemo che ride nel dolore e si dispera nella pace che rifugge come peste.

E vedo una serpe muoversi nel cielo e divorare il Sole e la Luna e la terra stessa mentre tutto sprofonda in qualcosa dove luce e buio si fondono e come la serpe che si mangia la coda si divorano l’un l’altro.

E così infine Kraishan, il caos, si leverà sulle tombe degli dei e in esso, tutto ciò che resterà, sarà purezza e violenza.

Qualcuno scuote la mia spalla e in un istante torno alla realtà mentre, come era venuta, la visione sparisce, frantumandosi e sparendo dalla memoria.

«Ehi, ti sei incantato, tutto bene?»Mi guardo attorno: sono nel mio cubicolo, tutti lavorano attorno me con gli occhi bassi sulle loro tastiere… cos’è successo? Mi sono come addormentato per un istante ad occhi aperti e non ricordo più a cosa stavo pensando. «Si, scusa» rispondo, tornando poi a battere a macchina.


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