L’arte della satira fra Douglas Adams e Giacomo Leopardi

Come ogni mercoledì, ecco un paio di recensioni letterarie. Il tema di oggi è la satira, l’arte di criticare divertendo, di sottolineare incongruenze e ipocrisie senza essere banali fra un autore inglese moderno e uno italiano classico.

Guida galattica per autostoppisti

“I Vogon sono una delle razze più sgradevoli della galassia; non sono cattivi ma insensibili burocrati zelanti con un pessimo carattere, sì. Non alzerebbero un dito per salvare la propria nonna dalla vorace bestia Bugblatta di Traal senza un ordine in triplice copia spedito, ricevuto, verificato, smarrito, ritrovato, soggetto a inchiesta ufficiale, smarrito di nuovo ed infine sepolto nella torba per tre mesi e riciclato come cubetti accendifuoco.”

Iniziata come serie radiofonica, nessuno mai avrebbe immaginato l’enorme successo della guida galattica, diventato così celebre che, quando alcuni mesi fa Elon Musk lanciò la sua auto Tesla nello spazio, all’interno del cruscotto vi era contenuta proprio una copia di questo libro.

Tutto inizia quando Arthur Dent, un comunissimo e noioso cittadino inglese, scopre che la sua casa sta per essere distrutta in quanto di lì dovrà passare un autostrada. Passeranno solo poche ore prima che l’intero pianeta Terra subisca lo stesso destino, cancellato dalla razza aliena Vogon per farci passare un autostrada spaziale. Assieme all’amico Ford quindi, Arthur scappa dal pianeta appena in tempo, fedelmente aiutato dal manuale della “guida galattica per autostoppisti”.

Il libro si presenta come un testo di satira principalmente sociale, molto divertente e assolutamente adatto a tutti, dai vecchi ai bambini. La rappresentazione caricaturale ed esagerata dei soggetti è perfettamente utilizzata a questo fine, a sottolineare tutte quelle ipocrisie ed ingiustizie che vengono attuate dai più forti verso i più deboli e questa linea di tiro è perfettamente chiara fin dall’inizio quando appena dopo aver distrutto la casa di Arthur, gli umani hanno la loro propria casa, la Terra, distrutta a loro volta.

Allo stesso tempo il libro rimane esilarante per tutto il tempo, ed è proprio probabilmente il suo essere così divertente che ha decretato il suo successo. Il suo humor un po’ inglese, un po’ sguaiato all’americana ha creato un connubio perfetto fra sviluppo della trama e del ridicolo che secondo me è anche il segreto della satira; una cosa deve sì far pensare ma deve anche far ridere, perché se non ti fa ridere la ignorerai e non ti soffermerai a pensare.

Per chi fosse interessato ad acquistare: Guida galattica per gli autostoppisti. Il ciclo completo

I paralipomeni della bratacomiomachia

“Poi che da’ granchi a rintegrar venuti
Delle ranocchie le fugate squadre,
Che non gli aveano ancor mai conosciuti,
Come volle colui ch’a tutti è padre,
Del topo vincitor furo abbattuti
Gli ordini, e volte invan l’opre leggiadre,
Sparse l’aste pel campo e le berrette
E le code topesche e le basette;”

Credo che, al giorno d’oggi, se Giacomo Leopardi si presentasse da un qualsiasi editore con un libro con questo titolo, l’editore lo inseguirebbe con un fucile.

In realtà il titolo è la cosa più complicata di uno dei più famosi testi satirici del poeta italiano che no, non scriveva solo cose depresse come generalmente si dice, quelle costituiscono solo il novanta per cento della sua produzione.

Bratacomiomachia, letteralmente: “la battaglia fra i topi e le rane” è un poemetto, in realtà abbastanza lungo, di satira politica scritta da Leopardi che ironizza sulla battaglia fra i rivoluzionari napoletani (i topi) con i sostenitori dell’autorità pontificia (le rane) aiutati dagli austriaci (che saranno presentati come granchi).

Allora ovviamente come ci si può aspettare da Leopardi il testo è qualcosa di abbastanza impegnato pur nel suo intento satirico, in esso il poeta italiano fa la parodia di una battaglia epica, ricalcando anche i temi classici del romanzo omerico ma con protagonista non un eroe o un semi-dio, ma bensì un topolino sconfitto dai malvagi granchi.

Le riflessioni su cui si soffermerà e ci vorrà far soffermare Leopardi saranno quelle sul senso della guerra, sul mantenere il potere con la violenza proprio dei granchi, sull’intellettualismo fine a sé stesso del topo Leccafondi.

Rispetto alla guida spaziale, per ovvie ragioni, l’opera di Leopardi è un po’ più difficile ed impegnata e all’umorismo iper-caricaturale di Adams, va a sostituirsi un umorismo un po’ più cupo proprio di Leopardi, che inoltre paga un po’ lo scotto di non essere direttamente al passo dei tempi (anche se in realtà i temi trattati sono perfettamente trasponibili anche alla nostra società). Ad ogni modo secondo me è un testo molto interessante, anche solo per la sua originalità e anche solo per rapportarsi con un testo italiano classico che non sia il solito romanzo pieno zeppo di pesanti paragrafi filosofici con riferimenti religiosi di cui ognuno di noi ha letto, ai tempi delle scuole, almeno ottocento versioni diverse; ed è anche secondo me un buon modo di riapprocciarsi un po’ a Leopardi, fuoriuscendo dalle sue opere più famose per dare un’occhiata anche a quelle meno celebri.

Per chi fosse interessato ad acquistare: Paralipomeni alla Batracomiomachia


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