Cosa rende le società religiose più efficienti?

Pur essendo io ateo mi ritrovo a dover ammettere un dato di fatto, nessuna civiltà si è mai sviluppata sull’ateismo. La religione invece, si è sempre dimostrata un sistema straordinario nella sua capacità di propagarsi fra le genti, facendo sviluppare la società che l’aveva creata, osservando la questione da un punto di vista evoluzionistico quindi, osserviamo come di fatto, sembra che le società religiose siano “più efficienti” delle altre… proviamo a capire perché.

La società guerriera

Immagino di non dire nulla di strano se sostengo che la storia umana sia stanzialmente un libro di storia della guerra. Ciò che l’essere umano ha sempre saputo fare meglio, è ammazzare il proprio vicino.

Ciò deriva, ritengo, in una certa misura dallo sviluppo demografico incontrollato a cui è stata soggetta la nostra specie. L’essere umano è di fatto in natura una specie senza competitori, non abbiamo predatori, ci produciamo il nostro cibo con agricoltura e allevamento, le comunità quindi crescono e crescono sempre di più fino a che lo spazio non basta per tutti; ed ecco quindi la guerra, ecco esplodere il conflitto che, vinca chi vinca, lascerà al vincitore nuovo spazio ove espandersi e al contempo diminuirà il numero di persone.

Questa è quindi la guerra, un po’ ipocritamente considerata nella società attuale come il peggior male del mondo quando noi stessi, anche adesso, siamo in guerra come stato in Afghanistan (e no, chiamarla missione di pace non cambia il concetto), dico un po’ ipocritamente non perché io sia uno di quelli che vede la guerra come “unica igiene del mondo”, ma perché di fatto ogni cosa che abbiamo attorno a noi: dalla tecnologia, alle istituzioni, ai confini di provincie, regioni e delle stesso stato, alla lingua che parliamo, sono tutti sottoprodotti che la guerra ha portato nell’arco dei millenni e, per quanto si possa volere un futuro diverso dal passato, negare il passato è un po’ ipocrita.

Chi è il nemico?

Siamo quindi arrivati ad un punto, spesso e volentieri, la guerra è esplosa per semplice necessità territoriale, necessità economica e di risorse, se due comunità vogliono mangiare dallo stesso campo, sarà un conflitto a decidere chi avrà quel fazzoletto di terra.

A questo punto però sorge un dilemma, chi sono i miei nemici e chi sono i miei amici?

Questo perché, di fatto, se ammettiamo che la guerra abbia un origine nella scarsità delle risorse, questo implicherebbe che il conflitto sia fra tutti gli uomini contro tutti, questo perché tutti competono per le risorse. Così però non è, i conflitti in realtà sono fra gruppi di uomini, contro altri gruppi di uomini; ma cosa definisce un gruppo? Cosa lo rende coeso?

Ecco quindi la religione. Un insieme di rituali, di usanze, di tradizioni condivise da un certo gruppo di uomini che così li accomuna, gli permette di riconoscersi l’un l’altro con semplicità, gli permette, in ultima analisi, di fare una distinzione fra “noi” e “voi”.

Spesso noto fra l’altro quella che secondo me è un errore di comprensione dei rapporti causa-effetto nella narrazione storica, in cui la religione viene accusata di generare le guerre. Io direi che è la necessità a generare guerre, la religione è il modo in cui vengono spiegate al popolo e in cui gli animi di questo vengono infiammati.

Non è facile spiegare ad un contadino medievale di andare a combattere in terra santa per un insieme di ragioni quali: espansione territoriale, risoluzione del problema dei “secondi figli” generati dal sistema feudale, attacco preventivo dovute all’invasione dell’islam in Spagna. È facile dirgli di farlo perché così Dio vuole.

Efficienza

Come ci insegna la teoria dell’evoluzione, ciò che si propaga, all’interno di un ambiente competitivo, è, per ovvie ragioni, il competitore più efficiente. Ciò si può applicare tanto ai geni, quanto alle tradizioni, alle usanze e, infondo, alle intere società.

La religione si mostra quindi come un sistema che permette un riconoscimento molto efficiente dei nemici e degli amici e che, allo stesso tempo, permette di controllare facilmente le emozioni della massa: generare odio nel nemico, compassione per l’alleato, eliminare la naturale paura per la morte promettendo qualche forma di paradiso, instillare paura per la diserzione minacciando una qualche forma d’inferno.

La religiosità permette quindi ad una società di essere più efficiente nel propagarsi e nel conservarsi in un ambiente dove le società si azzannano l’un l’altra in maniera più o a meno violenta, cercando costantemente la sopraffazione altrui. Ciò porta alla comunità religiosa un vantaggio competitivo, e, in quell’immenso arazzo di guerre che è la storia, permette che la comunità si sviluppi, propagando le proprie tradizioni e usanze.


2 pensieri riguardo “Cosa rende le società religiose più efficienti?

  1. Articolo che mi trova sostanzialmente d’accordo e trovo molto azzeccato l’uso di criteri evoluzionistici, perchè vale anche all’interno di una società. Da un punto di vista storico, ho pensato alla diffusione dei monoteismi che generalmente hanno “cannibalizzato” i vari politeismi.

    Mi viene da pensare alla conversione dei russi nel medioevo: mandarono ambasciatori presso musulmani, cattolici, ortodossi ed ebrei per farsi elencare i “vantaggi” di ogni religione e alla fine vinsero gli ortodossi perchè mostrarono loro la bellezza della basilica di Santa Sofia. O a Clodoveo re dei Franchi, che assicurò il successo suo e del suo popolo convertendosi al cattolicesimo invece che all’arianesimo.

    Pensando all’oggi ritengo però che una società atea possa trovare la “forza” (passami il termine) in altre cose. Basti pensare alla società cinese, dove lo stato ha un controllo ferreo sulla popolazione anche senza una religione (o avendo una “religione atea”). Sulle democrazie, la questione si fa ahimè più difficile.

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  2. Può trovarla certamente in altre cose ma come hai fatto notare, alcune di esse sono di per sé delle religioni anche se atee. Inoltre bisogna considerare sempre che l’efficenza di un sistema sociale può essere vista solo in una prospettiva di secoli e, per quanto riguarda le democrazie, sono ancora troppo giovani per fare delle vere considerazioni. Dopotutto le società in cui viviamo esiste sostanzialmente dalla fine della seconda guerra mondiale e già scricchiolano dopo questi pochi decenni; i sistemi davvero efficienti sono quelli che durano millenni, ma per capire quali dureranno millenni l’unico modo è aspettare che non finiscano.

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