Racconti: il labirinto di specchi

Dopo aver saltato la scorsa settimana causa Natale, mi sono sforzato di portare un racconto anche oggi, in modo da riprendere la tradizione del martedì, spero vi piaccia.


Il labirinto di specchi

Mi svegliai nel labirinto di specchi ove un fiume di stelle sopra il mio capo brillava e, scuro e nero come il vuoto, un demone m’attendeva innanzi.

Vidi la bestia ed ella mi vide e i suoi occhi erano vivi di fiamma. Io fuggì fra gli specchi, seguito dal suono rapido del passo che s’avvicinava, dell’enorme mole che passando tutto spaccava ed ogni cosa lasciava in pezzi.

Ahi quale dura corsa è quella del labirinto di specchi! Ove ogni passo più del precedente pesa, ogni svincolo pare cieco e vie giuste e sbagliate si riflettono e confondono l’un l’altra.

Il terreno m’assorbe, mi trae a sé, quanta forza serve solo per tenersi in piedi, e quanta più ne serve ad ogni passo, ad ogni gesto, ad ogni respiro troppo stanco per esalare… ma il demone scuro alle spalle incalza e rapido devo procedere nel cammino.

Esso è imperterrito ed eterno, una forza acquattata, silente, soppressa solo dal sonno e l’oblio, ma che mai smette di ruggire, di graffiare, di strappare. Sento la bestia e, senza voltarmi, ne vedo il volto nascosto negli angoli degli specchi. Il volto orribile, mutilato, urlante.

Corro nel labirinto e la sento, ma sono io l’intruso, essa è sempre qui. In ogni istante il demone attende, a volte in rispettoso silenzio, a volte ringhiando, a volte ridendo di chi cieco lo ignora, di chi cerca di sopprimere.

Un vicolo cieco…

Giunsi sul fondo dell’ultima via e mi voltai, nessuno scampo o via di fuga. Rapido nella corsa il demone era giunto.

Era più grande adesso o più piccolo? O era solo lo stesso? Poco importava davanti ai suoi artigli, davanti ai suoi denti ed occhi di fiamma. Estrassi dalla federa una vecchia e logora spada, e l’affrontai.

La battaglia imperversò nel labirinto e piano le energie mi lasciavano, risucchiate, ma anche la bestia cedeva a poco a poco. I suoi artigli e denti si spezzavano sulla mia spada e come frammenti infiniti di vetro cadevano a terra in frammenti.

Infine lo feci, assestai il colpo di grazia. Un affondo fatto con tutte le mie ultime forze e gettando un urlo. La lama penetrerò nel demone nero e sangue scuro scorse. La bestia cadde quindi con un lamento.

Un fiume di stelle ancora brillava su di me, ma diverso era ora il cielo. Esso cambiava rapido come se il tempo stesso fosse accelerato e in pochi istanti vidi sorgere e tramontare costellazioni intere e la Luna fare il suo ciclo. 

Venne infine il giorno e il caldo sole e in quella luce forte la carcassa del demone sembrò evaporare in fumo nero che in fretta salì e salì perdendosi nel cielo, spazzata via dal vento.

Guardai in basso e lo vidi, uno specchio solo restava davanti a me a memento e mille frammenti da mille specchi mi circondavano nel labirinto distrutto. Ancora la mia spada restava, conficcata fra i vetri degli specchi, a testimonio dell’ardua sfida.

Improvvisamente il labirinto tutto scomparve, anch’esso come evaporando in scuro fumo che il vento rapido spazzò, rimase solo la logora spada che raccolsi e rimisi nella vecchia custodia. 

Ora ciò che restava ero io e il Sole che in alto splendeva e la collina erbosa attorno a me con me rideva la sua gioia. Liberi dalla maledizione! Liberi dal demone nero!

Il giorno passò allegro e il Sole lavò e fatiche e gli affanni mentre l’erbosa collina offriva cibo e ristoro e la brezza leggera che spirava allontanava perfino il ricordo nella bestia che un tempo aveva abitato quel luogo.

Infine, passato un tempo di minuti o forse di ore ed ore, il Sole stanco m’annunciò la fine di quel giorno e l’erbosa collina mi mostrò, nascosto fra le frasche e i fiori, un comodo giaciglio dove dormire mentre il buio calava.

M’addormentai con il sorriso e senza il ricordo di un dolore mentre caldo nel giaciglio inspiravo la brezza leggera. 

Fu un sonno profondo e senza sogni, ma non abbastanza lungo… non adatto a prepararmi a ciò che nel risveglio avrei trovato!Mi svegliai ancora nel labirinto di specchi ove un fiume di stelle sopra il mio capo brillava e, scuro e nero come il vuoto, un demone m’attendeva innanzi.


Grazie per la lettura, per altri racconti passa dalla Libreria

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