Racconti: Apotheosis

Ecco qui per voi il racconto del martedì, spero che vi possa piacere.

Apotheosis

1

L’ultimo giorno inizia nella luce e nell’oscurità termina, pagato nel sangue e nell’amore è il pedaggio per l’eterno.

Fu con questa frase, stampata nella mente, che Thiara si alzò quella mattina del suo ultimo giorno, aprendo gli occhi sulla volta alta della grotta sacra dalla cui sommità, un delicato raggio di sole scendeva. La ragazza si alzò in silenzio, muovendosi nello stesso modo in cui si era mossa ogni mattino dell’ultimo anno, si diresse verso la fonte santa, una grande pozza circolare di acqua azzurra illuminata da un lucernario altrettanto circolare nell’alto della grotta; si spogliò e s’immerse nell’acqua.

Ricordava ancora il suo primo bagno solo un anno prima, il gelo che le penetrava nelle ossa, ma ora non provava più il freddo, né il caldo, né tantomeno dolore, lei era oltre tutto ciò, incamminata sul sentiero degli Antichi. Nuda nell’acqua, il fluido stesso della vita sembrava parte di lei, esso si muoveva alla sua volontà come un muscolo nuovo, tutto l’universo lo faceva, tutto l’universo era un fluido eterno in un caotico vorticare, vita e morte coesistevano in lei.

Uscì dall’acqua già asciutta, camminando sulla sabbia bianca e fine che circondava la pozza e si diresse verso il limitare di essa, dove la grande statua degli Antichi eterna giaceva, più vecchia del tempo e del mondo stesso. 

S’inchinò sulla sabbia, abbassando la testa e baciando il terreno dinnanzi alla scultura immortale: la statua sembrava di vivo argento ad occhi profani, ma in realtà nessuno ne conosceva la lega, essa era indistruttibile, inamovibile e incorruttibile, neppure una singola particella di polvere mai, o una sola macchia ne aveva intaccato la superficie. Essa raffigurava il grande uomo con la testa di toro, nell’atto di strappare le fauci al leone.

Davanti alla statua Thiara, sempre in ginocchio, iniziò a pregare, entrando presto in Danli, lo stato sacro di trance, ponte fra i mondi degli uomini e quelli degli dei.

Attorno a lei tutto svanì e tutto ricomparve, un fiume in piena di minuscole parti in un vortice, e per un istante avrebbe potuto guardare un singolo insetto e vedere nel tempo tutto il suo cammino e così quello dei suoi figli, della sua discendenza e di ognuna della miriade di minuscole parti che secondo i sacerdoti e la seconda vista compongono ogni cosa.

Cos’era quindi la vita? E cos’era per lei ora la morte? Se ognuno è un corpo e una mente, in ogni istante il corpo si disperde in infinite parti per ricomporsi con parti nuove, in ogni istante la mente che nulla è se non memoria, dimentica mentre nuove cose assorbe, dov’è la persona che eri solo lo scorso istante? Esiste forse ancora? Essa è morta quindi, e con lei tutto il mondo, tutte le stelle e l’universo intero, in ogni istante essi muoiono e a nuova vita nascono, nello stesso istante.

Mentre meditava nella trace del Danli, la mente di Thiara per un momento passò nello spazio fra gli spazi, i mondi degli dei. Attraverso i suoi occhi interni vide la grotta invecchiare e cedere, vide formarsi stalattiti che poi si sgretolarono, vide la grotta stessa sgretolarsi e poi il mondo, vide le stelle brillare e poi spegnersi, nascere per poi morire ancora, vide l’universo diventare freddo e toccare l’unica vera, ultima morte: l’equilibrio.

2

Thiara camminava nella foresta accompagnata dai sacerdoti, chiusi attorno a lei in un cerchio e poi dal popolo più indietro. Nella luce fioca del tramonto che penetrava fra gli alberi, sembrava che strane forme prendessero vita per un istante fra le ombre per poi scomparire.

Non aveva mangiato quel giorno, né bevuto, né si era vestita per uscire, non aveva più bisogno di nessuna di queste cose. Dove i suoi piedi nudi toccavano il terreno, fiori viola e rossi crescevano e quando i suoi capelli biondi si muovevano nel vento da essi nascevano rosse scintille di fiamma, ombre luminose della divinità che l’accompagnava.

Cento uomini camminavano con lei seguendo il suo gruppo di sacerdoti, ognuno portava una torcia del fuoco azzurro dal tempio, che faceva luce senza bruciare. Poco distante inoltre, cento donne con altre cento torce accompagnavano Dei’to e il suo gruppo di sacerdotesse.

Erano pochi gli animali che passavano quella sera e al loro passaggio anche essi si fermavano in segno di rispetto, gli uccelli fermavano il gracchiare adagiati su alti rami degli alberi e perfino prede e predatori si bloccavano nella loro corsa e si fermavano insieme a guardare. Camminarono tutta la sera per raggiungere in tempo l’altare, mentre il grande sole rosso scompariva all’orizzonte.

3

L’altare era lontano dal villaggio ma non troppo, situato al centro di una grande radura nella foresta e il grande tavolo era  della stessa lega della statua e sembrava crescere dalla terra.  In ginocchio sull’altare, sotto una coperta di stelle, Thiara a Dei’to pregavano gli Antichi nella fine del loro ultimo giorno, porgevano ringraziamenti per la loro ascensione e chiedevano consigli per i loro successori.

Il tempo divenne liquido mentre cadevano nel Danli e tutto divenne chiaro mentre le stelle sopra di loro sembravano brillare sempre di più e pulsare di vita propria.

Uscirono dalla trance e guardarono le stelle, di nuovo al loro posto nel cielo, poi si alzarono mentre tutti attorno a loro erano riverente silenzio, inchinati in un cerchio con occhi bassi verso la stessa terra dove duecento torce blu erano incastonate. Entrambi si mossero senza esitazione e senza dubbio: Thiara si mosse dal nuovo prescelto, aiutò il ragazzo ad alzarsi mentre le sue mani tremavano e lo calmò ponendogli una mano sul viso: in quell’istante mostrò al prescelto ciò che l’anno prima era stato mostrato a lei, la lotta eterna che avviene al di fuori di ciò che gli umani possono vedere.

Anche Dei’to fece lo stesso, prendendo una ragazza, la nuova prescelta, e mostrandole la verità al di là delle parole.

Gli dei nuovi Thiara e Dei’to si mossero quindi di nuovo per la radura, forme luminose che perdevano scintille nella notte salirono sull’altare insieme e nudi, e lì si baciarono intrecciando poi i loro corpi.

L’amplesso durò al contempo un istante e l’eternità intera, un momento e una vita di pura energia e verità con l’universo intero come testimone silente, e quando giunsero all’apice perfino le stelle sembrarono pulsare per poi spegnersi tutte assieme in un momento, in segno di rispetto agli dei nascenti.

Thiara e Dei’to ora giacevano nudi sulla dura superficie dell’altare tenendosi per mano; dopo poco il gran sacerdote e la gran sacerdotessa li raggiunsero, poi, estrassero i coltelli.

«L’ultimo giorno inizia nella luce e nell’oscurità termina, pagato nel sangue e nell’amore è il pedaggio per l’eterno» dissero insieme i sacerdoti, poi calarono le armi sui corpi dei giovani, trafiggendogli i cuori.


Grazie per la lettura, se il racconto ti è piaciuto fai un salto alla Libreria per leggerne altri o per le recensioni letterarie di opere di altri autori.

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