Lo stoicismo è all’origine del pensiero filosofico?

La filosofia è una disciplina nata, in origine, con l’intento di trovare il “corretto” modo di vivere, per trovare il modo in cui una persona poteva vivere senza dolore o sofferenza nel senso psicologico del termine.

In senso stretto, la filosofia nota come stoicismo, è nata ad Atene intorno al 300 A.C. Il concetto che sostanzialmente sta alla base dello stoicismo è quello dell’accettazione degli eventi, il destino guida chi lo accetta e trascina chi non lo accetta (citando Seneca), ma tutti lo seguono. L’uomo, in quanto essere in cui il Logos è perfettamente rispecchiato, può decidere se seguire l’andamento del cosmo, o se opporvisi, ma in entrambi i casi non può vincerlo, gli eventi accadono lo stesso e la felicità sta quindi nel saperli accettare, sta nel saper prendere ciò che il fato ti da e ad essere soddisfatto di ciò che hai, mentre il dolore consiste nelle passioni, ovvero nel cercare di opporsi all’universo e di affrontarlo.

È importante notare inoltre che lo stoicismo non implica come a volte frainteso l’assenza di arbitrio o un totale determinismo, ma indica semplicemente il corretto rapporto dell’individuo con gli eventi. Volenti o nolenti infatti, le cose brutte, così come le belle, accadono, il corretto modo di vivere sta nel saper accettare le cose brutte e apprezzare le belle.

Questo è lo stoicismo in senso stretto (il cui simbolo l’Ouroboro, è anche il simbolo di questo blog), ma in senso lato, e qui inizia quella premetto essere una mia personale osservazione, credo che i concetti in esso espresso, anche se in una forma più grezza, siano di gran lunga più antichi della filosofia greca.

Le religioni stoiche

Se avete letto il mio articolo sulla produzione artistica dei popoli (questo) sapete già cosa ne penso dei rapporti fra storia ed arte. La storia ci dice quello che un popolo ha fatto, l’arte ciò che il popolo era perché è nell’arte che quel popolo mette le proprie idee, passioni, paure; il punto è che anche la religione è una forma d’arte in un certo senso, fin tanto che consideriamo i miti come un insieme di racconti e di storie, spesso con intento pedagogico verso ascoltatori non istruiti che non sarebbero stati in grado di capire complicati discorsi di filosofia, ma che avrebbero apprezzato il simbolismo mistico dei racconti religiosi.

Partiamo dalla stessa religione greca, al fatto che perfino gli dei siano sottoposti al fato (personificato dalla figura delle parche) che è una forza universale e travolgente, tanto che perfino dei e titani vengono sconfitti dalle profezie (pensiamo al mito di Cronos e Zeus ad esempio, a Cronos, re dei titani, fu profetizzato che uno dei suoi figli lo avrebbe sconfitto e usurpato, così lui mangia i suoi primi due figli, Ade e Poseidone, per precauzione ma sarà proprio il terzo figlio, Zeus, a far avverare la profezia).

Pensiamo alla religione norrena e al mito d’Yggdrasil, l’albero del mondo. Secondo il mito l’immenso frassino Yggdrasil cresceva attraverso nove terre e ogni sua più piccola diramazione o venatura della linfa corrispondeva al destino di un essere vivente (dei compresi), destino personificato dalle Norne. Odino, il re degli dei, per ottenere la saggezza offre in sacrificio sé stesso all’albero restando appeso per nove giorni e nove notti, attendo il potere della preveggenza delle rune, attraverso le quali sarà in grado di prevedere tutto il futuro fino al Ragnarok, il crepuscolo degli dei, nel quale prevede la sua stessa morte, sbranato dal lupo Fenrir, morte che però accetta perché decisa dal destino.

E ancora possiamo continuare, possiamo andare alla religione Egizia, col suo grande demiurgo Amon-Ra che a sua volta prevede la sua stessa morte alla fine dei tempi, divorato dalla serpe del caos Apopis. All’induismo e al suo concetto di Karma e di ciclo di reincarnazioni tese alla ricongiunzione con l’universo personificato di Brahman e alla principale riforma dell’induismo stesso, ovvero il Buddismo (che sarebbe poi andato a diffondersi in Cina), una dottrina tutta basata sull’eliminazione delle passioni e all’accettazione degli eventi come origine della felicità.

Anche le religioni abramitiche non sono del tutto esenti da questo schema e un certo senso il Dio onnisciente, che tutto ha già previsto e che ha predisposto un piano per tutte le cose, si pone come una versione personificata di quel Logos greco. (Tra l’altro Logos significa anche “verbo” e la personificazione o carnificazione del Verbo e uno dei dogmi del cristianesimo).

Origine della filosofia

Nonostante quindi ufficialmente lo stoicismo sia nato nel 300 A.C. io credo in realtà che sia molto più vecchio come concetto perlomeno, espresso in diverse forme e con diversi simboli ma sempre simile nel senso. Non ci si spiegherebbe se no una presenza tale di questa filosofia in religioni così antiche, e così sparse per il mondo.

Io credo, in realtà, che questo concetto molto naturalistico del rapporto fra uomo e universo, dove l’individuo e visto come qualcosa che deve adeguarsi e seguire la natura per essere felice, deve capirla e accettarla, essere in simbiosi con essa, risalga invece alle prime civiltà umane, a quelle tribù di cacciatori in costante lotta con l’ambiente per cui era però mantenuto un silenzioso rispetto, un timore reverenziale.

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