Come Israele getta le basi del prossimo olocausto

Ah i temi controversi, quanto è bello parlarne? Soprattutto perché non parla mai nessuno. L’argomento controverso di oggi sarà una questione estremamente interessante perché tocca alcuni temi filosofici di estrema importanza quali la guerra, la morale, i rapporti causa ed effetto nel tempo, l’odio e il terrorismo, ma non vi preoccupate cercherò di non dilungarmi troppo.

La vittima

Questo è il primo punto di cui vorrei parlare, un punto estremamente importante che, come sempre accade coi punti importanti, è trattato all’acqua di rose: il concetto di vittima e quello del “se l’è andata a cercare” mettiamola così, ovvero in parole povere di vittima e colpa.

C’è un po’ una tendenza, come in tutto, alla polarizzazione. C’è chi dice che la colpa degli eventi non sia mai della vittima, chi dice che ognuno è sempre e comunque responsabile di sé stesso. Io credo che, come diceva Machiavelli, una persona intelligente si riconosca dalla sua capacità di ridurre al minimo i rischi per il suo futuro nei momenti di tranquillità e di resistere a questi rischi nei momenti di caoticità.

La spiego in maniera più semplice. Se tu attraversi la strada con attenzione, sulle strisce pedonali, e poi vieni comunque investito per una qualsivoglia ragione quale potrebbe essere un automobilista che, in contravvenzione alle strisce pedonali non frena e ti tira sotto, la “colpa” di questo evento è dovuto sostanzialmente in toto all’automobilista, tu sei quindi vittima di cause esterne e a te e incontrollabili e la ragione in questo incidente ti spetta. Se tu però ti metti una benda sugli occhi e ti metti a correre in autostrada, nel momento in cui vieni investito, tu sei comunque vittima, sei vittima di un incidente stradale e questo è un fatto, è stata l’auto ad investirti dopotutto, ma la colpa degli eventi è tua che con il tuo comportamento hai aumentato enormemente il rischio per te stesso.

Allo stesso tempo anche nel caso tu abbia ragione, la sconsideratezza non è consigliabile. Se, come nel primo caso, attraversi sulle strisce pedonali e vieni investito, che tu abbia guardato o no bene a sinistra e a destra prima di attraversare la ragione è comunque tua, perché sulle strisce tu hai la precedenza che guardi oppure no. Ciò non di meno avere ragione all’obitorio è ben magra consolazione e, forse, è meglio avere torto una volta in più piuttosto.

L’odio

Ne avevo già parlato in questo articolo, ma una breve parentesi non si toglie mai.

L’odio è un’emozione forte che, di certo, ha una sua utilità per lo meno nell’ottica di una guerra o di un qualsivoglia conflitto.

In una certa misura si riconosce, nell’ambito militare, un buon condottiero perché egli è in grado di instillare odio nei suoi amici e amore nei suoi nemici. Se il mio popolo odia gli avversari infatti, sarà unito, sarà coeso, sarà spietato che esattamente la forma mentis che in ambito di guerra cerco di ottenere. Parimenti se il nemico mi apprezza, mi rispetta o rispetta e apprezza il mio popolo, sarà meno propenso a combattermi o, addirittura si rifiuterà di farlo (per ovvie ragioni poi, instillare odio è più facile che instillare amore, ma questa è un’altra storia).

Se succede il contrario invece, e il mio popolo prova amore o rispetto per gli avversari e gli avversari provano solo odio per il mio popolo col tempo il sostegno interno alla guerra sciamerà e al contrario l’insorgenza dei nemici potrà solo che aumentare.

La guerra di pace

Arriviamo quindi all’argomento dell’articolo, la guerra Israelo-palestinese.

Sapete qual’è la differenza fra una guerra, all’epoca di Giulio Cesare ad esempio e una dei giorni nostri? Che ai tempi di Cesare era meno ipocrita.

La gente moriva come muore oggi, gli scontri erano ugualmente orribili ma le parti in causa non fingevano che il conflitto fosse qualcosa che non era, ovvero una lotta per la supremazia e il dominio.

Cesare commise un vero e proprio genocidio in Gallia, ingiustificato e non provocato fra l’altro, utile molto più a Cesare personalmente (che aveva bisogno di aumentare il suo prestigio in attesa del colpo di stato) che a Roma. Eppure i romani non finsero che quella guerra fosse qualcosa di diverso da una conquista, ammettevano semplicemente una verità del mondo, tanto vera quanto spiacevole, ovvero che i forti se vogliono schiacciano i deboli e prendono ciò che vogliono.

Ora pure i forti schiacciano i deboli, la differenza è che fingono che questo sia a beneficio dei deboli stessi. Le guerre sono diventate missioni di pace, gli Usa e Europa in Afghanistan ne sono un esempio.

Il punto è che tu una guerra la puoi giustificare, a ragione o torto che sia, con tutte le buone intenzioni del mondo. Puoi dire che stai altruisticamente aiutando un popolo ad avere democrazia (sistema che per la civiltà occidentale è stato il risultato di millenni di evoluzione culturale, ma a quanto pare basta impacchettarlo come un paio di scarpe per esportarlo nel mondo a popoli che evidentemente non erano pronti per essa). Oppure puoi conquistare un territorio dicendo che quella era la terra dei tuoi antenati di duemila anni prima e che quindi è tua di diritto. Quello che non puoi fare però, è pretendere che quelle persone che attacchi si bevano la tua narrazione in questo modo, o che non ti odino.

E questo è il grosso paradosso delle guerre di pace, paradosso che deriva dalla loro ipocrisia. Le vecchie guerre erano fatte per eliminare i nemici, per cancellarli dalla faccia del pianeta, ma nell’era dei mass media questo non è più possibile in quanto l’opinione pubblica insorgerebbe. Le guerre sono quindi una lenta logorazione che spera o tenta, in genere senza riuscirci, di rieducare il nemico spingendolo ad amarti con la forza.

Il terrorismo islamico

Questo però non succede mai ed è la cosa che quegli stati ricchi e tecnologici come Israele e gli Usa non sembrano capire. Non esiste una quantità di soldi o di tecnologia che possa comprare il cuore delle persone.

Tu puoi pagare una prostituta per scopare, ma non c’è una quantità di denaro che comprerà il suo amore.

Gli Usa in Afghanistan ad esempio si pubblicizzano dicendo che costruiscono ospedali, strade e scuole. Ospedali che però si riempiono delle vittime civili dei loro attacchi, strade percorse dai loro carroarmati e scuole che protraggano la propria propaganda, e si stupiscono se per questo non vengono ringraziati.

Israele ha conquistato una terra già occupata, dicendo di aver trasformato un deserto in un oasi verde in pochi anni, ma forse chi già c’era preferiva il deserto.

Lungi da me giustificare in qualche modo il terrorismo, una vittima di un attentato è una vittima innocente e tale rimane, ma… non giustificare una cosa non significa rifiutarsi di capirla e credo che al contrario siano proprio le cose più esecrabili che vadano capite.

Il punto è che un musulmano ventenne di oggi nato in Afghanistan o in palestina, è nato e cresciuto coi suoni delle bombe nelle orecchie. Ha visto morire attorno a sé, parenti e amici civili sotto il nome di “vittime collaterali” degli attacchi americani o israeliani. Vedono gente coi carroarmati che gli dice che li stanno aiutando a portare la pace, vedono una nazione che dopo aver conquistato un territorio immenso e aver deportato i vecchi residenti poi pretende diritti anche su una città sacra. Come si può essere così miopi da pensare che gente del genere non sviluppi un odio profondo e viscerale?

E questa è una cosa che va al di là del concetto di diritto, di giusto o di sbagliato o di sovranità ma è semplicemente una questione di causa ed effetto. Tu puoi uccidere un leone, come si faceva nelle vecchie guerre e prendere il suo territorio, puoi lasciarlo stare e accontentarti di ciò che hai, ma non puoi pungolarlo per anni o addirittura decenni e poi stupirti se quello ti sbrana.

Ci ricolleghiamo quindi al discorso della vittima di prima. Se poni le basi per il tuo pericolo e quel pericolo si concretizza forse hai ragione forse torto, ma in ogni caso aver ragione al cimitero non è il massimo.

Il prossimo olocausto

Forse sono catastrofista quindi ma guardiamola in un ottica di potere e di tempo.

Il potere, ciò che ha dato la vittoria ad Israele sulla palestina in primo luogo è dato da un insieme di fattori: primo il popolo israeliano era unito, secondo aveva sostegno internazionale, terzo il popolo palestinese era diviso. Ciò che avviene col tempo però è che Israele è sempre meno unito e il movimento per la contrario alla linea dura è in costante crescita, secondo il sostegno internazionale cala sempre più per le stesse ragioni, terzo l’unità del popolo palestinese e musulmano in generale aumenta di anno in anno tenuto insieme dall’odio.

Inoltre consideriamo altri fattori. I musulmani sono la religione in crescita più rapida di tutte e presto supereranno i cristiani in termini numerici senza contare che probabilmente in tutti i paesi occidentali andranno a formarsi nei prossimi decenni movimenti politici di stampo musulmano a seguito dell’onda migratoria infatti, le comunità islamiche fuori dai paesi tradizionali sono aumentate e aumenteranno ancora anche per semplice spinta demografica, loro fanno mediamente infatti più figli degli europei secolarizzati.

L’ultimo fattore è poi quello del desiderio. Voi potete immaginare quanto profonda debba essere una convinzione e l’odio annessa per spingere qualcuno ad un attentato suicida? Io no.

Una convinzione del genere non puoi neanche combatterla, come fai? Come fai a combattere qualcuno a cui non importa di vivere o morire tanto è radicalizzato? Tu puoi combattere un esercito, ma come fai a combattere una persona che si confonde con la popolazione e nasconde del tritolo sotto la giacca al centro di una piazza pubblica? Il momento in cui arrivi a questo punto hai già perso, hai già fallito qualcosa.

Sono quindi troppo catastrofista se dico che è l’occidente stesso, guidato dagli Usa, che sta gettando le basi per il terrorismo in Europa e che è Israele stessa che getta le basi per il suo prossimo olocausto? Quanto a lungo la tecnologia ad ora superiore di Israele la sosterrà contro i cuori di un popolo che giorno dopo giorno la odia sempre di più?

Tutte quelle piccole discriminazioni che Israele fa contro i musulmani residenti nel territorio, tutti quegli attacchi, ogni singolo giorno in continua ad occupare Gerusalemme, ognuna di queste cose crea un nuovo radicale e fa perdere ad Israele un sostenitore e, al di là di chi sia stata, sia, o sarà la vittima, alla fine il conto arriverà e allora poco importerà chi avrà avuto il diritto o la ragione.

9 pensieri riguardo “Come Israele getta le basi del prossimo olocausto

  1. Articolo, ahimè, ottimo come sempre. Dico ahimè perchè vorrei non fosse vero. In effetti, la dose di ipocrisia di molte “missioni di pace” è deleteria verso le “missioni di pace” stesse e verso l’occidente in generale. Anche perchè così non riesci a portare nessuno verso la tua causa.

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  2. Questa tua accurata disamina è purtroppo gravata da alcuni errori di base.
    Credere che la risoluzione Onu 181 abbia creato lo stato di Israele, quando non è stato altro che il riconoscimento ufficiale di uno stato che esisteva già a tutti gli effetti.
    Ignorare che fino alla metà degli anni Sessanta non è mai esistito un gruppo etnico autoidentificantesi come popolo palestinese.
    Credere che quella terra che i romani, dopo la vittoria e la deportazione degli ebrei, hanno denominato Palaestina per cancellare il nome di Israele (e Aelia Capitolina la capitale Gerusalemme), appartenesse al suddetto popolo, quando in realtà era una colonia dell’impero ottomano.
    Credere alla favola di “Gerusalemme terza città santa dell’islam” quando fino al 1967, ossia quando Israele ha liberato Gerusalemme dall’illegale occupazione giordana durata diciannove anni (durante la quale tutti gli ebrei che vi risiedevano, molti ininterrottamente dai tempi della bibbia, sono stati massacrati o espulsi, tutte le sinagoghe distrutte, tutti i cimiteri devastati e le pietre tombali usate per lastricare latrine) a nessun musulmano al mondo era mai venuto in mente che avesse una qualche speciale importanza per l’islam.
    Delle prime tre cose, se hai tempo e voglia e pazienza, puoi trovare qualche documentazione qui: https://ilblogdibarbara.wordpress.com/2014/11/20/ce-apartheid-in-israele-2/, mentre di Gerusalemme mi sono occupata in molti altri post.

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    1. Palestina lo ho usato per lo più per comodità, per capire a cosa mi riferisco, per il resto in realtà quello che volevo dire nel post è proprio che un occupazione, una conquista, una guerra o un possesso su una terra qualunque modo in cui tu voglia chiamarlo non è mai o giusto o ingiusto, tutti gli stati moderni sono il risultato di una serie di guerre o occupazioni. La terra, nessuna, non è di qualcuno per diritto naturale, è di quel qualcuno perché quel qualcuno l’ha conquistata e ha imposto il proprio potere per mantenerne il possesso passando questa terra e il proprio potere alla discendenza.
      Quello che volevo dire è che le azioni hanno degli effetti, effetti che vanno al di là del diritto e delle opinioni morali. Lo spiegavo nell’esempio dell’attraversamento stradale, se tu attraversi la strada sulle strisce ma senza guardare e vieni investito, tu puoi anche avere ragione ufficialmente/legalmente perché comunque eri sulle strisce pedonali, ma hai ragione al cimitero e forse sarebbe stato meglio avere ragione una volta di meno in questo caso, sarebbe stato meglio essere più cauti nonostante tu non sei “tenuta” legalmente o moralmente a farlo.
      Indipendentemente dalle opinioni o dalle considerazioni di carattere legale/morale/storico su chi abbia o avesse più diritto o più ragione di avere, occupare o legiferare su quelle terre infatti, resta che su lungo termine Israele sta generando un odio e un’opposizione nei suoi confronti che prima o poi gli esploderà in faccia.

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      1. L’islam è nato nel 622, il primo massacro di ebrei da parte di musulmani è del 624, e da allora non hanno mai smesso: colpa della rifondazione di Israele? Colpa dell’occupazione? Colpa delle scelte, giuste o sbagliate, del sionismo e degli ebrei?

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      2. Ma forse è questo il punto dove c’è un fraintendimento, io non sostengo la palestina, né desidero la caduta d’Israele o del popolo ebraico, ci mancherebbe altro. Io non sto dando la colpa degli eventi a nessuno, men che meno agli ebrei; sta di fatto però che a un ragazzino che è nato negli anni 90 nella striscia di Gaza poco importerà delle argomentazioni su come nel settimo secolo i musulmani abbiano massacrato gli ebrei, quello che lui vede, sono le bombe d’Israele, sono i propri parenti e amici uccisi sotto il nome di quella bandiera e, al di là di chi abbia più colpe nel passato, il risultato più probabile nel futuro sarà la radicalizzazione di quella persona, e sta di fatto che, di anno in anno, i nemici e gli oppositori d’Israele cadono e i suoi amici e sostenitori scendono.
        Tu hai indubbiamente più conoscenze storiche di me e quindi non discuto la tua opinione sulle reciproche colpe o sulle ragioni che abbiano portato alla nascita e al riconoscimento dello stato d’Israele, ma il punto è che la guerra non è un evento ragionevole, è un evento emotivo, spinto da emozioni quali odio e rabbia e più alimenti queste emozioni, più aumenti il rischio che, prima o poi, queste ti si ritorcano contro, indipendentemente da chi abbia ragione.

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  3. Non sarò breve.
    Mi è capitato più di una volta discutere con persone che affermavano: non mi interessa sapere chi ha cominciato, quello è un gioco da bambini, a me interessa come se ne esce – e penso che in questa affermazione dovresti più o meno riconoscerti. A me, invece, sembra un gioco estremamente infantile proprio quello enunciato: se hai mal di pancia c’è un solo modo per uscirne: risolvere il problema che lo causa. E per risolvere il problema c’è un solo modo: individuarlo. Nel caso di un conflitto, sapere chi ha cominciato e perché. E nel caso di un conflitto c’è un mantra che mi è capitato spesso di sentire, non solo per quello in questione: la guerra si fa in due. Che è, per dirla in buon italiano – visto che ci siamo recentemente occupati di lingua e linguaggio – una mastodontica puttanata: la Germania non si è accordata con la Polonia per iniziare una guerra, e non si è accordato Napoleone con la Russia per invaderla. Se io ti tiro un cazzotto puoi scegliere se restituirlo o porgermi l’altra guancia; quello che NON puoi scegliere è di non essere in guerra con me, perché nel momento in cui io ti attacco, tu in guerra lo sei, e in quella guerra hai una sola alternativa, combattere o soccombere.
    Tu dici un ragazzino nato negli anni 90 nella striscia di Gaza: e uno israeliano? Uno che ha visto arrivare decine di migliaia di missili, a volte anche 100 in un’ora? Uno che ha visto sgozzare nella culla la sorellina di tre mesi? Uno che ha visto linciare il fratello e poi aprirlo e poi estrarne cuore e fegato e brandirli e mangiarli crudi? Uno che vede oggi arrivare alla recinzione di confine 50.000 persone che tentano di sfondarla, armati di mitra e bombe facendosi scudo di donne e bambini? I nostri mass media politicamente corretti non te li fanno vedere, così come non ti fanno vedere i morti che durante il funerale cadono dalla barella e ci rimontano sopra, o che scappano a gambe levate quando sentono il rumore degli elicotteri israeliani, e i feriti che quando credono che non ci sia più nessuna telecamera a riprenderli si mettono a correre e quelli che truccano le comparse da feriti dipingendogli su viso braccia gambe orrendi squarci sanguinolenti e tante tante altre cose che chi si occupa di tutto questo da vent’anni praticamente a tempo pieno conosce fin troppo bene. Tu dici che alla base di tutto questo c’è quella bandiera, quello stato, quei soldati? Io direi che sarebbe molto meglio ascoltare quel grandissimo uomo che è stato Giovanni Falcone: follow the money. Quelle centinaia di miliardi di dollari (nostri, per inciso) con cui vengono approntati programmi televisivi che fin dalla prima infanzia insegnano che bisogna uccidere tutti gli ebrei e così si andrà in paradiso. Con cui vengono pubblicati testi scolastici che insegnano che bisogna uccidere tutti gli ebrei e che lo stato di Israele verrà presto distrutto. Con cui vengono allestiti campi estivi in cui bambini a partire dai sette anni ricevono per metà giornata lezioni teoriche in cui imparano come e perché bisogna uccidere tutti gli ebrei e l’altra metà istruzioni pratiche a montare e smontare un mitra, sparare, sgozzare, infiltrarsi sotto un reticolato eccetera. Con cui tutti i terroristi presi e condannati e imprigionati da Israele – e le famiglie di quelli uccisi – ricevono uno stipendio proporzionale al numero di israeliani feriti o uccisi, stipendi enormemente più alti di quelli di qualunque lavoro onesto. Con cui si scavano tunnel del costo di milioni di dollari ciascuno per penetrare nei kibbutz e fare strage. Con cui si acquistano tonnellate di esplosivo e armi pesanti. Con cui si mantiene quella cosa oscena che è l’UNRWA, agenzia che si occupa unicamente dei profughi palestinesi mentre esisteva ed esiste già un’altra agenzia Onu che si occupa di tutti gli altri di tutto il mondo, che ha come finalità non, a differenza dell’altra, di sistemare i profughi diminuendone il numero, bensì di farli diventare sempre più numerosi, rendendo addirittura ereditario lo status di profugo, o acquisibile mediante matrimonio, cosicché in settant’anni il loro numero si è decuplicato – mentre con le norme applicate a tutti gli altri profughi del mondo oggi non sarebbero più di un paio di decine di migliaia – e che nelle proprie scuole, tutte gestite da palestinesi, si insegnano le cose che ho detto sopra, per non parlare di quando, come è emerso nelle operazioni del ’14, vengono usate come deposito di missili. Il risultato di tutto questo è che il terrorismo palestinese antiebraico (iniziato, grazie al Gran Mufti di Gerusalemme Haji Amin al Hussein – responsabile anche del pogrom di Baghdad del 1941, per dirne uno solo – parecchio prima della proclamazione dello stato di Israele) prosegua imperterrito: senza tutto questo fiume di denaro, il terrorismo sarebbe materialmente impossibile da proseguire, morirebbe per mancanza di ossigeno. E la conseguenza del terrorismo è di costringere Israele a difendersi. Perché l’obiettivo – dichiarato a chiare lettere sia nello statuto di hamas che nella costituzione dell’autorità palestinese – non è recuperare un pezzo di terra, bensì sterminare gli ebrei. Tutti. E, per hamas, non solo quelli di Israele bensì in tutto il mondo. Tu dici che Israele sta gettando le basi per il nuovo olocausto? Io dico che da settant’anni lo sta scongiurando. E finché riesce a vincere, l’olocausto non avverrà.
    Quanto al discorso generale, guerra, radicalizzazione eccetera, quello che avviene nella realtà è l’esatto contrario di quello che sostieni tu, e non lo dico io: lo dice la Storia. La seconda guerra mondiale non è finita quando si sono messi fraternamente d’accordo, bensì quando la Germania è stata messa in ginocchio. Dresda è stato un orrendo lavoro di bassa macelleria, ma sono stati quei lavori di bassa macelleria, per quanto possano oggi ripugnare alla nostra coscienza e alla nostra morale, a porre fine all’immane carneficina. E non solo è finita la carneficina, ma ne è anche nato uno stato democratico. E, per restare “in casa”, quando i palestinesi in Giordania hanno costruito un vero e proprio stato nello stato e ad un certo punto si stavano preparando al colpo di stato che avrebbe rovesciato il re e messo Arafat al suo posto, re Hussein ha scatenato il Settembre nero, in cui in un mese ha fatto fuori tanti palestinesi quanti Israele in dieci anni. E da quel giorno la Giordania, di problemi coi palestinesi, non ne ha avuti mai più.

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    1. Allora mi fa molto piacere che t’interessi così tanto della questione e che ti prendi tutto questo tempo per rispondermi, ma mi sembra che stiamo discutendo dicendo più o a meno entrambi le stesse cose.
      Tu mi hai scritto adesso della seconda guerra mondiale finita quando la Germania è stata messa in ginocchio, ed è proprio su questo che verteva il mio articolo quando parlavo dell’ipocrisia delle guerre di pace odierne. Se vuoi avere una vittoria vera, che duri nel tempo, ti devi purtroppo sporcare le mani, te le devi sporcare come hanno fatto ad esempio gli USA bombardando Hiroshima e Nagasaki, ma questo non è quello che fa Israele, Israele sta portando avanti una guerra di logarazione e di attacchiamo sì, ma non troppo e, in questo modo, non sta eliminando nemici, ma ne crea continuamente di nuovi. Se Israele avesse raso al suolo e sterminato i popoli vicini, quello sarebbe stato un conflitto simile alla seconda guerra mondiale che hai citato, ma non è quello che ha fatto, o meglio lo fece all’inizio ma oramai è tenere un piede dentro e uno fuori dai territori che, lo ammetterai, non sta portando dei vantaggi ad Israele che non è in una situazione migliore oggi rispetto a dieci anni fa.
      Poi in realtà io non ho mai detto che non è importate chi inizia una guerra o che questo non vada considerato, ma sostengo piuttosto che non siano i buoni a vincere le guerre, ma i forti. I musulmani sono il popolo con la più rapida crescita demografica al giorno d’oggi (https://en.wikipedia.org/wiki/Muslim_population_growth) e si stima che in trent’anni supereranno i cristiani. In tutta Europa vanno inoltre formandosi partiti di stampo musulmano data la crescita di comunità all’interno degli stati occidentali che, in qualche decennio, diventeranno probabilmente tanto numerose da essere politicamente molto rilevanti e tirando ad indovinare questi nuovi partiti politici non saranno a favore d’Israele. Ora Israele è più forte ma quanto a lungo lo sarà?
      Se Israele portasse avanti una guerra vera, intesa come sterminio e conquista, io non né sarei certo felice però in fondo capirei questa linea politica; qualcosa un po’ in stile romani quando distrussero Cartagine gettando poi il sale sulla terra. Ma la linea che sta facendo ora nella pratica, questa mezza guerra sul mantenere un po’ di controllo sui territori circostanti senza prenderne il possesso e lasciando la popolazione civile autoctona, davvero credi che sia una strategia vincente? Davvero credi che, nel lungo termine, questo farà gli interessi di Israele?

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      1. No, non stiamo dicendo le stesse cose. Apparentemente sì, ma sostanzialmente no. Ho dedicato più di un post a spiegare perché Israele non potrà mai vincere le sue guerre, e il motivo ovviamente è quello che abbiamo detto entrambi: la guerra si vince e si fa finire quando il nemico è in ginocchio, materialmente impossibilitato a combattere un solo giorno in più. Nei primi giorni della guerra dei sei giorni, quando Nasser raccontava alla radio egiziana che stavano vincendo loro, la radio era inondata giorno e notte di resoconti che parlavano di soldati egiziani che marciavano a Tel Aviv e Gerusalemme col sangue dei nemici fino alle ginocchia: vincere, per loro, significava questo. Israele, da anni ormai, dovendo inevitabilmente attaccare zone abitate, dato che i terroristi lanciano i loro missili da scuole asili ospedali condomini eccetera, se deve colpire edifici di questo genere avverte prima lanciando volantini, o mandando messaggi ai cellulari, o “bussando”, ossia lanciando sul tetto un razzetto innocuo per avvertire che fra cinque minuti arriva quello vero, e dare il tempo di scappare (e ci sono i video dei civili che scappano e quelli di hamas che a suon di randellate li rispingono dentro in modo da provocare quei morti civili da usare per scatenare il mondo contro il perfido sionista) eccetera: e col piffero che con questi sistemi vinci le guerre. Solo che il motivo non è quello che dici tu, ossia l’ipocrisia di fare la guerra facendo finta di non farla. Il primo motivo è che una Dresda e una Hiroshima per la sensibilità e l’etica attuali sono semplicemente impensabili. Per noi, per lo meno. Poi vediamo che per gli islamici vincere significa decapitare o bruciare vivi tutti gli uomini e stuprare e poi vendere come schiave sessuali donne ragazze e bambine, ma nella cultura occidentale pratiche del genere, abituali anche da noi non moltissimi secoli fa, fanno inorridire perché è invalsa l’idea che anche il peggiore nemico è comunque un essere umano la cui dignità va rispettata – vedi per esempio, si parva licet, gli alti lai per l’offesa arrecata alla dignità di Cesare Battisti. Israele avrebbe mezzi sufficienti per risolvere la questione tutta intera in 48 ore, ma se lo facesse verrebbe istantaneamente isolata dal consorzio civile, cesserebbe di esistere come stato, sia pure vessato e boicottato e ostracizzato eccetera eccetera, ma comunque riconosciuto dalla maggior parte degli stati del mondo e con relazioni diplomatiche con questi ultimi. L’altro motivo – in questo caso sto parlando specificamente di Israele, non delle cosiddette missioni di pace di cui hai parlato nel tuo post – è che l’etica ebraica non lo consentirebbe. Sia ben chiaro: non sto assolutamente dicendo che non esistano dei gran figli di puttana capaci di qualunque nefandezza, ma lo stato è basato su questa etica, e le regole d’ingaggio dell’esercito lo sono altrettanto, tanto è vero che possono succedere anche cose come questa (non sempre il cannocchiale, su cui scrivevo prima, funziona; se lo trovassi non accessibile ti chiederei di avere la pazienza di riprovare, perché è una cosa a mio avviso interessante e poco conosciuta. Poi se hai ancora due minuti di pazienza, nei commenti ci sono altre informazioni abbastanza importanti, ma almeno il primo, dedicato a me, lo devi assolutamente guardare).
        E non è vera neppure l’altra cosa che dici, ossia che Israele sta portando avanti una guerra di logoramento. È vero l’esatto contrario: l’autorità palestinese e hamas, perfettamente consapevoli di non poter battere Israele in una guerra vera, conducono questa guerra di logoramento a bassa intensità e per Israele, nella situazione attuale – ossia nell’impossibilità di condurre una guerra totale con decine di migliaia di morti, e nell’impossibilità di fare una pace con chi ha come unico obiettivo la sua distruzione – la cosa migliore è cercare di contenere gli attacchi, colpire le infrastrutture, mantenendo il più possibile lo status quo. E questa non è solo la mia impressione da esterna ed estranea, ma anche l’opinione dei migliori analisti militari e politici.
        Si creano continuamente nuovi nemici? Sbagliato anche questo: al contrario, sono sempre più numerosi i palestinesi che aprono gli occhi e si rendono conto che i loro veri nemici sono i loro capi, e non Israele; e sempre più numerosi sono gli arabi israeliani, non solo cristiani ma anche musulmani, che si arruolano nella polizia o addirittura nell’esercito per difendere quello che considerano a tutti gli effetti il proprio stato. E aggiungi che sempre più gli stati arabi si stanno stancando dei palestinesi e li stanno scaricando uno dietro l’altro, e qualcuno ha anche cominciato,per la prima volta nella storia, ad avvicinarsi, sia pure informalmente, a Israele. L’olocausto, Israele, lo sta allontanando sempre più.
        Quanto alla demografia in Europa, questo è uno dei motivi – non l’unico – per cui, al contrario di te, sono al 100% contraria all’immigrazione. Ma questa è un’altra storia, e non intendo aprire un ulteriore capitolo.

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