Romanzi filosofici, fra Vita di Pi e Shantaram

Il romanzo, come già detto in altri articoli di questa rubrica, è spesso un mezzo straordinario per comunicare pensieri profondi e per farli arrivare al pubblico in una forma che ad esso sia gradita. Il pensiero dell’autore in questi romanzi, non viene quindi buttato in faccia al lettore, ma filtra attraverso le parole, attraverso i simboli e i personaggi in modo da arrivare ma di non stancare, di colpire ma senza cadere nella noia e nella banalità.

I romanzi di cui parliamo oggi sono quindi due: Vita di Pi di Yann Martel e Shantaram di Gragory David Roberts, entrambi tra l’altro, legati in qualche modo a quel paese che negli ultimi anni sta catalizzando le attenzioni e la fantasia di molti scrittori, ovvero l’India.

Lo strano caso di Piscine Patel

Non a caso uso la parola “strano” in riferimento a questo primo titolo, è un termine assolutamente calzante dopotutto perché sarà la prima cosa che penserete leggendolo. Da ogni punto di vista, la trama, i personaggi, perfino lo stile in cui sono stati gestiti i capitoli, i flashback e la formattazione, tutto nel romanzo è decisamente strano, in senso buono, ma comunque strano.

La trama è abbastanza semplice da riassumere ma è quasi impossibile riassumerla in modo da renderle giustizia, il romanzo già di per sé breve è infatti densissimo di avvenimenti e di simboli. Ad ogni modo la storia parla di un ragazzo, Piscine “Pi” Patel che, dopo essere naufragato assieme alla nave su cui si trovava, nave che trasferiva gli animali di uno zoo dall’India agli Stati Uniti, riesce a sopravvivere rifugiandosi su una scialuppa sulla quale, con sua sorpresa, si rifugia anche la grande tigre delle zoo, Richard Parker.

L’intero libro si sviluppa attraverso una lotta di sopravvivenza di Pi contro le avversità e contro la tigre con la quale però instaurerà nel tempo un rapporto di strano rispetto. Il tutto unito da una narrazione molto onirica ed emotiva che si amalgama alle riflessioni religiose del personaggio.

Il rapporto di Pi con la religione apparirà fin dall’inizio come qualcosa di particolare e a tratti un po’ confuso riflettendo forse la confusione di Pi stesso e di molti altri a proposito di questi grandi temi. Questo rapportò apparirà all’interno del libro, nelle domande che Pi si porrà per decidere se uccidere o no la Tigre, se eliminare o no un possibile pericolo uccidendo però un essere vivente che non lo aveva toccato.

Ora non voglio spoilerare troppo quindi mi limito a dire che libro è davvero bello, molto scorrevole e nemmeno troppo impegnativo data la sua brevità. È ottimo sia da leggere quando si ha un po’ di tempo libero sia, potenzialmente, da regalare. In caso qualcuno lo voglia acquistare, vi lascio qui di seguito il relativo link di Amazon: Vita di Pi

L’autobiografia di Shantaram

Shantaram è un romanzo autobiografico (anche se a mia opinione almeno un po’ esagerato o modificato, gli avvenimenti sono troppi e troppo straordinari per farmi credere che sia tutto vero) scritto dall’autore australiano Gregory Roberts.

Ex attivista studentesco, Gregory finisce da giovane nel giro della droga e delle rapine, venendo catturato e sbattuto in una prigione australiana. Riuscito ad evadere, ottiene un passaporto falso e fugge in India, per la precisione a Bombay, dove rimarrà per i seguenti anni.

La storia di Shantaram è un libro disilluso e schietto, una nuda rappresentazione del mondo di un uomo che, dopo aver perso tutto, ritrova sé stesso e gli altri un po’ alla volta. È il racconto di una cultura e del confronto fra culture, è il racconto di un uomo che va a vivere fra i disperati della terra e ne viene accolto e amato e che poi, ammagliato da uno straordinario filosofo, diventa un mafioso discretamente potente.

Shantaram è la storia di una fuga di un uomo dal suo passato e dalla sua vergogna, un uomo che cercherà pian piano di redimere sé stesso. Durante il lungo libro, circa un migliaio di pagine, verrà a contatto con diversi personaggi, da altri fuggitivi occidentali come lui, ai poveri dello slum, le baraccopoli di Bombay, agli abitanti dei villaggi di contadini, ai boss mafiosi come Kaderbhai, l’oratore e filosofo che tiene in pugno Bombay grazie alla retorica e all’amore che riesce ad infondere nelle persone.

Il libro è raccontato tutto in prima persona, come ci si aspetta da un’autobiografia. È molto lungo e molto carico di avvenimenti e richiede un po’ d’impegno per essere seguito correttamente. È un bel libro, ricco di spunti di riflessione che, anche se non condivisi, sono sempre utili per chiunque, forse solo appena un po’ lento in alcuni punti, questa è l’unica critica che posso fargli.

In caso foste interessati al libro, come sempre, vi metto qui il link di amazon dove acquistarlo. Shantaram


Per altre recensioni letterarie o per i miei racconti, passa dalla Libreria

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