Il nemico della conoscenza non è l’ignoranza, è l’illusione della conoscenza

Ciao a tutti.

Il motivo per cui ho rubato una frase a Daniel Boorsitin, un saggista americano, in modo da fare il titolo, non è perché non abbia idee, ma perché volevo usarla come un punto di partenza per affrontare una discussione che si fa sempre più accesa, ovvero quella fra cultura ed ignoranza. La grande guerra che, in un mondo di antivaccinisti, terrapiattisti e gente che alla fine di un piatto di pasta non fa la scarpetta, ci fa capire sempre di più come il mondo (piatto) sia sempre più pieno di gente che non solo non sa nulla, ma che ne va fiera.

Chi è il vero nemico?

Mia nonna è un anziana signora cresciuta nel dopoguerra e che, come molte altre donne dei suoi anni e del suo ceto economico, non proseguì gli studi oltre la scuola elementare.

Mia nonna è quindi probabilmente molto meno istruita, a livello accademico, della media della popolazione e della media della porzione più complottista, eppure non va in giro dicendo che la terra è piatta, che la NASA è un complotto e che i vaccini fanno venire l’autismo.

Tutto il contrario. Mio nonno era capitano di nave della marina italiana mercantile prima, e capitano di navi da crociera poi e ha viaggiato con lui mezzo mondo imparando la geografia. Quando il medico le diceva di portare poi i suoi figli a farsi vaccinare, lei ce li portava, punto, di certo non si metteva a discutere col medico.

Un po’ di anni fa girava su internet la bufala sul ossido di diidrogeno, una sostanza chimica presente in quasi tutti gli alimenti che era anche un componente di moltissimi corrosivi dell’industria chimica, delle pioggia acide e usato negli impianti nucleari, sostanza trovata anche nell’ambiente e nel corpo umano.

Sorpresa sorpresa, ossido di diidrogeno è il nome chimico dell’acqua H2 (diidrogeno) O (ossido) H2O.

Ecco, io credo che il punto centrale della questione sia più o a meno qua. Biasimiamo internet di aver portato ignoranza alle persone ma non è così, tutte le informazioni sull’ossido di diidrogeno ad esempio sono vere: è usato in svariati corrosivi (l’acqua è un solvente di numerosissime sostanze chimiche), è usato negli impianti nucleari (nel raffreddamento ad esempio si usa acqua, o si usa vapore per azionare una turbina che produca elettricità) e la pioggia acida beh, è fatta di acqua. Internet non ha reso le persone più ignoranti, anzi, probabilmente le ha rese più colte, il vero problema è che una mezza verità è spesso più dannosa dell’ignoranza, il credere di sapere, è peggio del non sapere.

Mia nonna sa di non sapere nulla di medicina, per questo si fida del medico. Non fa una ricerca di un paio d’ore sul web e si mette in testa di sapere ciò che un altro ha impiegato anni ad imparare. È conscia della sua ignoranza in alcuni ambiti e chiede aiuto agli altri in quei settori (come chiedere a me, continuamente, come funzionano i messaggi… continuamente.)

Sapere non è capire

C’è una differenza, enorme, fra comprendere una cosa, assimilandola e facendola propria, e ripetere a macchietta una cosa che si è letta come un pappagallo.

Il fatto che tu veda un video su internet che ti spieghi che i vaccini contengono mercurio può anche essere vero, ma è una verità del tutto incompleta e che tu non sei in grado d’interpretare perché se lo fossi sapresti innanzitutto che il solo fatto che l’elemento mercurio sia velenoso non implica che i suoi composti lo siano e che, per inciso, in sostanzialmente tutti i paesi del primo mondo i vaccini al mercurio già non si usano più.

Le persone nella nostra era sono sommerse da una quantità infinita d’informazione e questo di per sé non è un problema, il problema è che in genere non capiscono cosa hanno davanti e che, quindi, fanno quello che le persone che non capiscono fanno sempre, si arrabbiano e sbraitano.

L’ignoranza viene additata generalmente come la causa di questa atteggiamento antiscientifico moderno, ma questo è ridicolo, la persona moderna non è più ignorante di una di cento anni fa, la differenza sta nel fatto che la persona moderna non crede di esserlo. No, la gente crede di essere dottori, avvocati, politici, ingegneri, tutto perché hanno un cellulare in mano. Il problema vero è l’arroganza.

Tutti siamo ignoranti

Credo che sia importante capire che l’ignoranza di per sé non sia il problema, in quanto l’ignoranza è la naturale condizione dell’essere umano.

Tutti noi, diciamocelo, siamo ignoranti su quasi tutto. Tutti noi riusciamo, se siamo fortunati, ad imparare una frazione di ciò che c’è da sapere su una frazione delle cose che ci sono da conoscere. Alcuni sono più specializzati, altri più generalisti, ma avete capito il concetto, c’è sempre qualcosa che non sappiamo.

Il problema non è quindi l’ignoranza, il problema è quest’atteggiamento di usare l’ignoranza come uno stendardo, di essere così arroganti da non accettare l’esistenza di qualcosa che non sappiamo e fingere, a noi stessi e agli altri, si saperla. Al pretendere di essere degli esperti di cose che non sappiamo.

ì

6 pensieri riguardo “Il nemico della conoscenza non è l’ignoranza, è l’illusione della conoscenza

  1. Ottimo post come al solito il fatto è che, soprattutto negli ultimi decenni, le competenze necessarie per poter “dire qualcosa” con un minimo di credibilità sono enormemente aumentate. Quindi magari chi, come hai ben detto tu, passa un paio d’ore su internet approfondendo (di solito ciò che rafforza ciò che già crede) si sente più intelligente/illuminato di chi invece non lo fa. Aggiungi che oggi la scienza non ha più la certezze positivistiche di qualche decennio fa.

    Qualche tempo fa diedi ripetizioni di matematica ad uno studente di economia. Le dispense del corso di statistica iniziavano con una citazione che mi è rimasta impressa. “E’ il XXI secolo, sapere come si legge un racconto, come si scrive un saggio o come si calcola l’inclinazione di una tangente non è più sufficiente. Dovete sapere come nuotare nel diluvio di dati, come ottimizzare la prosa su twitter e come presentare statistiche che mentono. Chiamatele arti neoliberali: forme più elevati di apprendimento per essere umani altamente evoluti.”

    Che poi si ricollega al discorso che facevamo qualche tempo fa su come oggi lo scrittore debba essere poliedrico.

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