Cos’è la libertà?

La libertà è un concetto antico e con molti significati e che, come tutte le cose con molti significati, ha il difetto che alla fine arriva a non averne nessuno. Ma cosa vuol dire quindi, alla fine, essere liberi? Ed è possibile esserlo all’interno di una società?

Fare ciò che si vuole

Una definizione molto ampia potrebbe essere questa: essere liberi significa semplicemente fare ciò che si vuole, tutto ciò che si vuole quando lo si vuole, ovviamente nel limite delle possibilità fisiche.

Il problema con questa definizione forse però, è che è fin troppo ampia, di un ampiezza tale che fa perdere di significato alla parola.

Se ci pensate infatti, secondo questa definizione, siamo tutti sempre liberi, perché di fatto tutti noi facciamo quello che vogliamo.

Noi abbiamo sempre una scelta infatti, benché non sia sempre una scelta piacevole; anche una persona che fosse forzata a fare una cosa con la pistola puntata alla testa, avrebbe la scelta se fare quella cosa o farsi sparare. Anche una persona chiusa nella cella di una prigione sarebbe altrettanta libera di una che cammina in un prato, in quanto entrambi, nel limite delle loro possibilità fisiche, potrebbero scegliere di fare ciò che vogliono.

L’assenza di vincoli

Altra definizione possibile potrebbe essere questa: essere liberi significa mancare di vincoli, di freni all’azione.

Ciò risolverebbe i paradossi sollevati prima, un uomo con una pistola alla testa o chiuso in una cella, ha comunque e sempre una scelta volontaria, ma è una scelta vincolata da circostanze limitative.

Questa stessa definzione però, al contrario di quella di prima, è forse troppo restrittiva, in quanto porrebbe in essere che sostanzialmente nessuno mai sia libero, questo perché in qualche misura, non essendo onnipotenti, siamo sempre tutti vincolati dalle circostanze.

La libertà come sentimento

Fondamentalmente io credo che uno degli errori più grandi nel trattare il tema della libertà sia il considerarla come un assoluto, come un qualcosa di esistente di per sé stessa, quando invece la libertà è qualcosa di molto più simile ad uno stato d’animo.

Una persona ricca, che vive in una nazione permissiva, senza responsabilità e senza obblighi, può comunque sentirsi schiava, mentre una persona povera, soggetta a soprusi e asservita alle necessità, può comunque sentirsi libera. Curiosamente forse una persona che viva in una società moderna che offre molte possibilità spesso si sente meno libera che un proprio antico antenato che viveva in un mondo di dominazione del più forte.

Quella che chiamiamo libertà, è fondamentalmente un indice con cui esprimiamo il grado di quanto sentiamo che una cosa non ci sia stata imposta, che non derivi da manipolazione o da un ordine, o che la facciamo perché ci piace farla e non perché dobbiamo.

Per fare un esempio che tutti possiamo capire, provate a ricordare la sensazione che tutti noi abbiamo provato quando da bambini i nostri genitori ci chiedevano di fare qualcosa che noi comunque stavamo per fare. Magari noi stavamo per lavarci i denti o rifarci il letto, e appena prima di farlo nostra madre ci chiedeva di farlo. Non so a voi ma a me dava fastidio e mi passava automaticamente la voglia di farlo, anche se lo avrei comunque fatto se nessuno me lo avesse chiesto perché percepivo la cosa come un imposizione e quella piccola fiammella di ribellione che è sano tutti i bambini abbiano si ribellava un pochino.

Quindi io direi che una buona definizione di libertà è questa: è lo stato d’animo di chi sente che le proprie azioni siano proprie e di nessun altro.

Questo perché l’unica cosa su cui un uomo possa davvero avere il controllo è la propria mente, la propria mente è l’ambito in cui siamo onnipotenti, in cui non abbiamo vincoli e dove possiamo fare ciò che vogliamo. La libertà è la capacità della mente dell’essere umano di prendere in mano la propria vita, così come la schiavitù e l’incapacità di farlo lasciando che altri scelgano per noi.

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