La differenza fra fantasy e fantascienza

Fantasy e fantascienza, due generi per certi versi molto simili fra loro e che spesso vengono confusi l’uno con l’altro, ma quali sono le differenze fra queste due tipologie di romanzo e le rispettive peculiarità?

Il fantasy

Partiamo dal fantasy, il più vecchio dei due generi, nonché uno dei più antichi generi letterari in assoluto e che, in quanto tale, nel corso della storia ha sviluppato una lunga serie di sottogeneri; se ci pensate di fatto alcuni dei più antichi testi di narrativa della storia, quali l’Iliade o l’epopea di Gilgamesh, ricadono all’interno del fantasy e più nello specifico nel sottogenere “epico” dello stesso. Attraverso la storia poi il fantasy ha continuato ad evolversi adattandosi alle più molteplici situazioni e simbolismi, dalle metamorfosi di Ovidio, all’ ”Orlando furioso” di Ariosto il fantasy ha accompagnato la letteratura occidentale per millenni senza mai essere però essere davvero definito come genere fino all’epoca moderna con il “Signore degli Anelli” di Tolkien.

Questa grande varietà di temi, stili e sottogeneri rende però molto difficile delimitare i confini del fantasy e definirlo in maniera soddisfacente. È un genere che contiene favole per bambini e l’epica classica passando per “Harry Potter”.

È difficile definirlo anche perché c’è un certo pregiudizio verso questo genere, qualche lettore ad esempio potrebbe aver storto il naso avendo letto che considero l’Iliade un fantasy, ma di fatto se ci riflettete dovrete ammettere che se l’iliade fosse pubblicata oggi, contendo magie, superuomini e forze ed esseri sovrannaturali questo libro sarebbe inserito a tutti gli effetti nella sezione fantasy di ogni libreria.

Ciò che definisce il fantasy come genere è per l’appunto questo, la presenza di elementi inesistenti nella realtà, impossibili ed immaginari. Questo lo rende un ottimo strumento per tutti quei casi in cui si vuole dare ad un romanzo una valenza simbolica o tastare i limiti dell’immaginazione umana. Ma questo non si potrebbe dire anche della fantascienza?

La fantascienza

La fantascienza è un genere per ovvie ragioni molto più moderno che, come il fantasy, si caratterizza per la presenza di elementi insistenti e d’immaginazione ed è per questo che i due generi sono spesso confusi.

In un certo senso in effetti, se immaginiamo un futuro abbastanza lontano, una scienza abbastanza avanzata, magari una dimensione parallela, in questo caso la tecnologia presentata potrebbe essere, ai nostri occhi, qualcosa di relativamente simile alla magia. Noi potremmo immaginare ad esempio un antefatto di Harry Potter in cui si spiega di come una razza aliena sia scesa sulla terra diffondendo una tecnologia che viene controllata da parole in latino e strane bacchette di legno da persone speciali.

Cosa distingue quindi fantascienza e fantasy?

Io credo che la differenza sia per l’appunto la presenza di un’ambientazione o un antefatto che sia, in qualche maniera, legato a ciò che sappiamo essere possibile (per quanto magari anche improbabile) e da quanta importanza sia effettivamente data a questa parte all’interno della storia.

Prendiamo un caso secondo me emblematico, Star Wars, come esempio; è un fantasy o è fantascienza? 

L’universo di Star Wars se ci pensiamo, assomiglia ad un universo fantascientico, ma di fatto praticamente nulla al suo interno è scientifico o è costruito per sembrarlo. Se tu prendi le sparatorie dei film western e sostituisci le rivoltelle con le pistole laser senza cambiare nient’altro, se prendi i duelli di spada in stile samurai e ci metti le spade laser, se prendi la magia e la chiami forza tu non hai creato un film di fantascienza, hai creato un film fantasy a tema fantascientifico.

La differenza fra fantasy e fantascienza sta nel fatto che nel secondo caso si cerca di creare un cosmo che sia razionalmente coerente e limitato dalle conoscenze fisiche e scientifiche; la forza ad esempio potrebbe anche essere considerata scientifica se però fosse spiegata, se fosse spiegato come funziona il perché solo un essere vivente può controllarla e non si può, ad esempio, costruire una macchina alimentata a forza o cose simili. Il punto è che c’è la fantascienza e c’è quindi il fantasy a tema fantascientifico, e queste sono cose molto diverse fra loro.

Un altro esempio potrebbero essere tutti quei film di supereroi usciti in questi anni. 

Tu puoi prendere Thor dalla mitologia norrena, presentarlo come un alieno, presentare il suo martello come una tecnologia iperavanzata etcetera, ma questo non lo rende un personaggio fantascientifico, non se non spieghi come funziona quella tecnologia, se non spieghi come fa il suo corpo ad essere così forte e resistente e via dicendo. Puoi dire che Spiderman ha ottenuto i suoi poteri attraverso l’ingegneria genetica, ma la genetica nei fatti della scienza non funziona proprio così, puoi dire che Dottor Strange ha ottenuto i suoi poteri dalle “energie transdimensionali”, ma sempre magia rimane.

Il tema fantascientifico viene quindi aggiunto al fantasy per dargli più profondità e realismo soprattutto quando questo ha ambientazione moderna, ma si distingue da esso per la mancanza di aderenza a delle basi scientifiche reali.

I punti di forza e le debolezze

Parliamo infine di quelli che, nella mia opinione, sono i rispettivi punti di forza e di debolezza di ciascun genere.

Il fantasy come già detto, ha la forza di offrire all’amore il massimo grado di libertà e creatività, si può creare ogni cosa, ogni ambientazione per quanto assurda e ogni situazione, questa è però allo stesso tempo forse la sua debolezza, la mancanza di regole infatti può danneggiare la tensione delle opere e il rischio di risolvere tutto con il solito deus ex machina è concreto.

La fantascienza invece è più limitata, offre ambientazioni che, se non sono reali, sono perlomeno teoricamente realistiche e che quindi possono coinvolgere forse meglio il lettore o lo spettatore. Il suo problema più grande forse è che invecchia in fretta, l’evoluzione tecnologica è spesso infatti così rapida e caotica da rendersi imprevedibile e far perdere di credibilità al lato scientifico dell’opera.

La filosofia sottovalutata di Frank Herbert e Stanislaw Lem

sky space dark galaxy

Docere, delectare, flectere: erano questi i compiti di un buon oratore secondo Cicerone (letteralmente: insegnare, dilettare, muovere le coscienze).

Esiste però in alcuni ambienti accademici il fatto di non considerare il lato del delectare, ovvero il concetto secondo cui un testo non debba essere solo esaustivo e utile a convincere il pubblico, ma anche formalmente bello, interessante. E così ci sono esempi di letteratura di genere, nel particolare di oggi della fantascienza, che sono in sé dei veri e propri trattati di filosofia che, essendo espressi non nella forma del saggio ma bensì in quella del romanzo, pur venendo apprezzati nella forma passano in sordina per il contenuto, la profonda filosofia che li caratterizza.

Dune di Frank Herbert

Ho letto nel corso della mia vita moltissimi libri e questo è, in assoluto, il mio preferito, anche per questo ho deciso di iniziare proprio con questo volume questa piccola pseudo-rubrica.

È molto difficile, se non forse impossibile descriverlo con poche parole, ma se dovessi sceglierne solo una da un vocabolario credo che questa sarebbe: “terrificante”, inteso proprio nel senso di spaventoso.

È proprio questo che mi suscita il livello d’introspezione raggiunto da Herbert all’interno dell’essere umano, all’interno delle dinamiche sociali che muovono le masse ed è così che probabilmente vi sentirete leggendo questo libro, come un bambino terrificato da un dio che gli passa innanzi, un dio personificato nei colossali vermi delle sabbie di Arrakis e negli kwisatz haderach dagli occhi blu del melange.

Dune e i suoi seguiti, (in particolare credo anche il quarto, l’imperatore-dio di Dune sia un altro capolavoro) posseggono in sé una profondità straordinaria di una filosofia che è a tratti stoica, a tratti nichilista, a tratti addirittura cristiana o musulmana, a tratti positivista, il tutto fuso in un amalgama che crea però qualcosa di nuovo e che si concretizza fra le pagine.

Il rapporto del singolo con la massa, con il tempo e il libero arbitrio, con la responsabilità, con Dio, con ì la sopravvivenza, con l’ambiente e con la morte. Tutto viene vagliato da i molti punti di vista dei personaggi del romanzo ognuno dei quali rappresenta una diversa filosofia portata avanti da una diversa comunità: i Fremen di Arrakis con il loro stoicismo e collettivismo, le Bene Gesserit con la loro eugenetica di stampo transumanista e nichilista, i Tleilaxu e la loro mente alveare e i loro cloni, i Mentat e la loro logica priva di emozione.

Il libro che, come già accennato, s’inserisce nelle schiere della fantascienza (e di cui è uno dei pilastri) narra la storia del giovane Paul Atreides, ragazzo quindicenne figlio di un progetto eugenetico volto a creare un essere superiore, nonché di una delle più importanti casate nobili dell’universo feudale di Dune. Gli intrighi di corte lo porteranno a perdersi su Arrakis, il pianeta deserto, il luogo più inospitale della galassia dove sarà accolto dai Fremen, il popolo autoctono. Lì diventerà Muad’dib, un profeta ed un dio per i Fremen, vessati e schiavizzati dall’Impero e da lì partirà la sua ascesa.

A chi fosse interessato ad acquistare il libro: Dune.

Stanislaw Lem e il suo Solaris

Altro famoso e sottovalutato libro nella sua filosofia, Solaris è un capolavoro della letteratura polacca.

Qual’è il limite della conoscenza umana? Quali sono i limiti della fantasia e dell’intelletto? Sembra questa la grande domanda che aleggia fra le pagine di questo libro. Possiamo davvero conoscere, possiamo davvero capire qualcosa di completamente diverso da noi?

Solaris sembra un tentativo di risposta a questa domanda. Gli esseri umani, giunti infatti davanti ad un mondo ricoperto tutto da un unico grande oceano gelatinoso che, poi, scoprono essere un unico immenso essere vivente capace senza sforzo di eguagliare se non a surclassare la tecnologia umana. Non riescono a capirlo, non riescono a comunicare e, piano piano, accanto ad esso, impazziscono. La storia di Solaris sarà infatti narrata dal punto di vista di uno psicologo mandato ad indagare sulla base spaziale attorno a Solaris.

Il tema della sanità mentale è centrale in questo libro, così come quello dell’ignoto e di Dio e della realtà. Esiste qualcosa di vero se tutto o è tutto un prodotto della nostra mente?

Meno impegnativo in termini di tempo di Dune (è infatti più breve e in libro singolo, mentre Dune, pur essendo ogni romanzo una storia a sé, è una serie che, vi assicuro, una volta iniziata difficilmente abbandonerete) è comunque estremamente significativo e un libro perfetto per chi voglia sia passere il tempo, sia riflettere.

Anche nello stile Lem è inoltre molto particolare, un po’ difficile forse a livello sintattico, con un ritmo denso e sostenuto, un susseguirsi molto serrato e al contempo molto riflessivo degli eventi che di certo non vi farà annoiare ma vi costringerà a tenere alta l’attenzione. Detto questo ve ne renderete conto leggendolo, sotto molti aspetti difficilmente troverete un libro o un opera paragonabile a questa.

A chi fosse interessato ad acquistare il libro: Solaris