Un’ode onirica al nichilismo, fra Nietzsche e Lovecraft

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Per le recensioni letterarie di questa settimana il tema è quello del nichilismo, dell’antro nero e profondo in cui, l’uomo che si affaccia alla società moderna, guarda per poi distogliere gli occhi terrorizzato. La morte di Dio, la morte dei valori, la morte dell’infinità di norme che regolavano e governavano la vita degli uomini lascia dietro di sé solo devastazione, solo nulla e follia.

Allo stesso tempo però anche la razionalità davanti all’infinità del vuoto comincia a vacillare, ed è questo che apre le porte al sogno quale nuovo metodo di narrazione, al simbolico che permette ai significati di essere espressi tramite vivide immagini e nel punto in cui l’onirico incontra il nichilismo, dominano gli incubi dell’essere umano.

Friedrich Nietzsche, Così parlò Zarathustra

“Chi ha orecchie, intenda.”

Come il filosofo tedesco stesso diceva: “è un libro per tutti e per nessuno”. Per tutti, nel senso che, nelle sue doti artistiche, è perfettamente fruibile a qualsiasi persona voglio solo leggersi un bel libro. Per nessuno nel senso che nessuna parola, nessun immagine, nessuna citazione sembra lasciata per caso mentre i tasselli del viaggio di Zarathustra si aggregano prendendo la forma di una profezia sul destino dell’uomo.

Ha una trama e una storia, ma non è un vero e proprio romanzo, così come non è, almeno nella forma, un vero saggio di filosofia. “Così parlò Zarathustra” è davvero difficile da descrivere anche per la mancanza di veri e propri paragoni anche se forse la cosa che gli somiglia di più è, per assurdo, la Bibbia.

Lo stile usato da Nietzsche è infatti uno stile che potremmo definire semi-lirico, a cavallo fra la prosa e una lunga poesia che può ricordare lo stile molto emotivo e altisonante con cui sono raccontati i testi religiosi. In esso l’autore parla in terza persona di una versione semidivina di sé, un profeta e un saggio che porta agli uomini una novella di morte e rinascita e il tutto, ogni singolo concetto è espresso attraverso una lunga serie di parabole simboliche ove ogni cosa ha diversi metri e modi di lettura.

È una lettura addirittura un po’ spaventosa, anche solo nella comprensione dell’intelletto che l’ha scritta. Della profonda visione dell’antro più oscuro e più profondo delle dinamiche sociali umane che, non credo, possa lasciare indifferente un lettore che ci si approcci, qualunque tipo di lettore sia.

In questo libro tutta la storia del viaggio di Zarathustra ci viene mostrata come un unica grande visione, un sogno in un certo senso folle dove tutto quanto lo stile, le immagini letterarie e i messaggi contenuti tentano di demolire il lettore per poi, piano piano, riplasmarlo nella visione profetica che si concretizza come un primo passo fuori dall’abisso del nichilismo, un passo verso lo Übermensch, l’uomo superiore.

Sì, un passo, perché nonostante Nietzsche viene annoverato spesso come il nichilista per elezione, in realtà la distruzione dei valori non è la fine, ma è solo un punto di passaggio per l’evoluzione dell’uomo, per la nascita di colui che avrà più bisogno della religione o della società per giustificare o guidare il proprio comportamento, ma che prenderà su di sé le redini e l’onere della guida della propria vita. Un essere che, guardando indietro ai vecchi uomini, avrebbe visto quello che gli uomini vedono guardando le scimmie.

Nonostante sono certo che nessuno di voi sia del tutto a digiuno di nozioni rispetto a questo autore, in caso qualcuno voglia cimentarsi nella sua lettura mi permetto di consigliare di cercare di viverlo il più possibile a mente sgombra, senza i preconcetti, giusti o sbagliati che siano che vi sono stati insegnati. Cercate di dare voi la vostra interpretazione alle cose, cercate di farlo vostro.

Per chi volesse acquistare il libro, lascio qui il link di un’edizione tradotta in italiano che ho molto apprezzato perché ha saputo mantenere straordinariamente sia il messaggio sia lo stile unico. Così parlò Zarathustra.

Howard Phillips Lovecraft e i suoi racconti

“Che non è morto ciò che in eterno può attendere, e con lo strano passar degli eoni anche la morte può morire.”

Cosa succede quando la filosofia nichilista va a toccare quel sentimento di atterramento che l’uomo, davanti alle scoperte dell’era spaziale, prova nell’accorgersi di essere il nulla, un insignificante granulino di polvere in un universo più grande perfino della capacità della sua immaginazione? Impazzisce e Lovecraft è la voce di questa follia.

Per la prima volta porto uno scrittore di racconti e non di romanzi, da anni Lovecraft è fra i miei scrittori preferiti e in assoluto il mio preferito del genere horror (non me ne voglia Poe, dal quale comunque il solitario scrittore di Providence fu largamente ispirato).

I racconti di Lovecraft sono molto vari e si snodano su un periodo di pubblicazioni di anni. Generalmente però in essi si trovano dei punti in comune, la firma dello scrittore potremmo chiamarla, uno stile che sembra come la narrazione di un sogno (o di un incubo), spesso in prima persona, che tende a concentrarsi più che sugli eventi e sulla descrizione dell’ambiente, su l’espressione dell’emotività del personaggio e del suo stato mentale.

Molto legato a temi quali la morte e l’aldilà nel suo primo periodo e allo spazio e dimensioni alternative e divine nel secondo, Lovecraft sembra, attraverso i sogni, voler arrivare più in là di quanto la nuda vista razionale possa spingersi, sprofondando in incubi che la mente sveglia vorrebbe solo cancellare e che quindi possono esistere solo nell’inconscia visione onirica.

In alcuni casi inoltre, Lovecraft va a creare delle vere e proprie serie di racconti legate da un filo comune come ad esempio nel celebre ciclo di Cthulhu, diventato iconico nella cultura fantasy e fantascientifica moderna e citato in libri, videogiochi e film. In esso lo scrittore va a creare un vero e proprio pantheon di dei vivi e crudeli, dei del caos e della follia, personificazioni della distruzione di ogni ordine, di ogni morale e di ogni senso alla vita umana.

Lovecraft, lo dico fin da subito, non è un autore facile a cui approcciarsi. Il suo stile in alcuni racconti a volte potrebbe sembrare lento specialmente al lettore moderno, ma allo stesso tempo potrebbe diventare uno dei vostri scrittori preferiti… o lo odi o lo ami, ci sono poche vie di mezzo diciamo.

Per chi volesse tentare di avvicinarsi a questo scrittore, vi propongo alcune raccolte di racconti.

  • Qui invece c’è una raccolta più generica di tutti i racconti, è un libro in questo caso bello grosso che però, contenendo dai testi giovanili fino a quelli più tardi,vi darà anche una visione dell’evoluzione artistica dello scrittore Lovecraft. Tutti i racconti

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