La TAP e il ciclo di nascita, vita e morte di un governo italiano

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In questo meraviglioso mondo che è la Terra ci sono alcune cose estremamente longeve. Pensate, ad esempio, alle sequoie che vivono oltre tremila anni o alle testuggini che superano il secolo, allo stesso tempo però ce ne sono di estremamente effimere: come le farfalle che vivono solo qualche giorno… oppure come i governi italiani che spesso e volentieri sembrano impegnarsi a durare anche meno, seguendo un ciclo vitale che è più o a meno sempre lo stesso, ogni singola volta.

Stadio uno: l’eroe

Così come le farfalle vivono sì poco in quanto tali, ma prima passano una lunga fase vitale in quanto larve, così anche governi italiani hanno una fase che precede la formazione del governo stesso. Questa è la fase d’opposizione, la fase in cui l’uomo che sarà destinato a prendere in mano le redini del paese si trova ancora nel lato minoritario del parlamento.

Questo è il periodo in cui ogni problema è colpa dell’amministrazione attuale, della sua incapacità, della sua lontananza dai “problemi veri del cittadino” (marchio registrato da Silvio Berlusconi all’età di soli ventidue anni nel 1862). In questa fase, il futuro Premier pone sé stesso come un eroe, come l’uomo del cambiamento, l’uomo che, arrivato al potere, cambierà tutto con un veloce colpo di mano (qualcuno dice manina).

Era così quando Letta doveva ricreare il governo di un Italia in crisi, quando Renzi doveva raccattare i pezzi di una coalizione allo sfascio, era così quando… no in effetti di Gentiloni non è mai fregato nulla a nessuno, ma era così quando Di Maio tuonava contro la casta, contro la politica vecchia e contro le trivelle prima e la TAP poi.

In questa fase l’Eroe raccoglie molti consensi, puntando generalmente più ad indurre le persone a votare contro il vecchio governo che a votare per sé. Ed è in questa fase che il personaggio di turno cerca di raccogliere consensi in modo estremamente ampio restando su posizioni generaliste in modo da raccattare voti nel bacino più ampio possibile, aprioristicamente critiche verso ogni proposta del governo “vecchio” e spesso inserendo qua e là una mancetta elettorale (ottanta euro, restituzione IMU, flat tax, reddito di cittadinanza etc…)

Stadio due: il principe

Salito al governo l’uomo nuovo, l’eccitazione del popolo ed elettorato è alle stelle, tutti sembrano pensare che questa volta sarà diverso, che basti cambiare governante perché tutti i problemi del paese scompaiano in una nuvoletta di fumo. È in questa fase che i giornali prima critici al governo di turno in genere si ammorbidiscono, che i consensi salgono e che machiavellicamente ogni parola del nuovo leader è studiata per accontentare al massimo lo spesso diversissimo e variegato elettorato.

Al contempo però sorgono le primissime incrinature qua e là dovute al fatto che fino a che si resta nell’opposizione non ci vuole nulla a rifiutare tutto, ma nel momento in cui ci si scontra con la realtà e bisogna fare una legge, bisogna necessariamente prendere una posizione, essere propositivi, e questo sconterà qualcuno.

E così Renzi che in campagna elettorale era contro i matrimoni gay per accaparrarsi i voti dei democristiani diventa pro in parlamento, di Maio che tuonava contro l’obbligo vaccinale raggiunge posizioni più miti cinque minuti dopo l’insediamento (si perché diciamocelo dai, non è Conte ad essere al governo.)

Fase tre: il traditore

Il duro scontro della realtà con un paese ricco di problemi (e di debiti) cade come un macigno sulla testa del nuovo governo. Forse non era così facile risolvere tutto eh? Non bastava la buona volontà.

Ed è così che un giovane governo a cinque stelle che faceva campagna contro la TAP (per chi non lo sapesse un gasdotto, criticato per l’ipotesi di rischio ambientale), davanti ai numeri di bilancio, si trova obbligato a rimangiarsi le parole. Il malcontento degli elettori che credevano che l’eroe facesse scomparire debiti e problemi per magia, sale.

In questa fase le critiche al governo aumentano un poco alla volta mentre di proposta in proposta, sempre più elettori si sentono traditi e le opposizioni si fanno più forti: all’interno del partito al potere si formano quindi delle correnti (capacità portata al massimo dal PD) che, piano piano, cercano di allontanarsi da chi sta di fatto al potere per evitare i danni della sua deflagrazione imminente e accaparrarsi un po’ degli elettori scontenti, per lo stesso motivo, anche gli alleati di coalizione iniziano a diventare più critici e ad allontanarsi.

Fase quattro: il demone

Un po’ alla volta, ogni presa di decisione del governo viene osteggiata sempre di più sia fuori che dentro al parlamento, sia fuori che dentro il suo stesso partito. I problemi che si credeva sarebbero stati risolti in uno schiocco di dita permangono e, con la delusione che sale, gli elettori si spostano o alle opposizioni, o ad altre correnti della coalizione (che iniziano quindi ad avere interesse a far cadere il governo), motivo per cui la coalizione stessa inizia a scricchiolare.

In questa fase il governo andrà assumendo i tratti del mostro, di tutto ciò che di sbagliato c’è in Italia. L’elettorato stesso lo disprezza, la coalizione si allontana, l’opposizione lo incalza… lo abbiamo visto con Berlusconi, con Monti, con Renzi, quello che era nato come eroe, di punto in bianco, si è trasformato in un demone.

Toccato un tema di troppo, una battaglia sbagliata, il governo cade.

Fase cinque: l’eterno ritorno

Nessun problema gente, in Italia c’è un nuovo politico, un vero eroe, lui risolverà tutto, lui è la speranza, il cambiamento di cui questo paese ha bisogno, questa volta sarà tutto diverso… fidatevi.